Il tenore di fama internazionale è ospite d’onore di InChiostro Vivo per esibirsi insieme al coro voci bianche, diretto dal Maestro Paolo Facincani. Dopo il grande successo della prima serata di giovedì 2 luglio, il concerto replica giovedì 9 luglio, sempre alle 21.00. Gli incassi di entrambe le serate verranno devoluti alla Fondazione Ramon Vargas, che sostiene numerose organizzazioni messicane che si occupano di garantire le cure necessarie e la riabilitazione di bambini con disabilità.

Come ha cominciato la sua carriera?

«Ho cominciato come bambino cantore, nel coro della Basilica della Guadalupe a Città del Messico, attività che però ho smesso a tredici anni, perché volevo dedicarmi ad altro nella vita. La mia passione per il canto, però, non mi avrebbe mai abbandonato. Il destino infatti ha voluto che, qualche anno dopo, incontrassi di nuovo il mio professore di canto di quando ero bambino e, proprio con lui, ho ricominciato il percorso verso la carriera musicale. È stato un cammino immediato e semplice perché la passione per la musica, mai sopita veramente in me, ha cominciato a riaffiorare e non mi ha più lasciato. Avevo sempre amato cantare ma, all’inizio, ancora non avevo affrontato il repertorio d’opera, che non conoscevo». 

Quando è stata la svolta della sua carriera?

«Quando ho scoperto la complessità e la bellezza del repertorio lirico, mi ha attirato sempre di più. Ho cominciato a partecipare a competizioni e, a ventun anni, ho vinto un importante concorso a Città del Messico: è stato un punto fondamentale per la mia carriera. Mi ha indirizzato infatti verso la mia meta e mi ha dato il coraggio necessario per seguire il mio sogno di diventare un cantante professionale. A venticinque anni, nel 1986, sono venuto la prima volta in Italia e qui ho partecipato al concorso Enrico Caruso. Me lo ricordo bene, perché in quell’anno c’erano i Mondiali di calcio in Messico [ride n.d.r.]. Da allora non sono più tornato in Messico e, per il resto della mia carriera fino ad oggi, sono rimasto in Europa. Io penso che il successo arrivi quando si uniscono tre condizioni: le capacità, le opportunità e una condizione mentale, un’attitudine positiva che ti aiuta a trovare le tue strade. L’insegnamento importante è che, attraverso il proprio talento, si debba avere il coraggio di aprirsi verso il mondo e convincerlo della propria bravura». 

Cosa ne pensa di Inchiostro Vivo? Cosa l’ha spinta a partecipare alla manifestazione organizzata da A.LI.VE.?

«Mi attira molto cantare con i bambini, perché anch’io a mia volta sono stato un bambino cantore, nel coro della Basilica della Guadalupe a Città del Messico. È stata forse l’esperienza più importante della mia vita, perché mi ha indirizzato verso quella che è poi stata la mia carriera lavorativa. Ritengo che l’incontro in giovane età con l’arte, con il canto e la recitazione sia molto formativo per i giovani, perciò tengo moltissimo a partecipare a Inchiostro Vivo e questa esperienza è per me molto significativa».

Il ricavato dei due concerti che eseguirà ad InChiostro Vivo andranno alla Fondazione Ramon Vargas, come nasce la Fondazione?

«Nel 1993 è nato il mio primo figlio che, purtroppo, è venuto al mondo con un danno celebrale, causato da un’ipossia. Poco meno di sette anni dopo, nel 2000, questa situazione lo ha portato alla morte. Questa esperienza, l’impossibilità di aiutarlo, l’ignoranza che avevamo su questo tema hanno portato a mia moglie Amalia e me molta sofferenza ma, superato il dolore, abbiamo imparato che anche questi bambini possono essere felici e che anche nostro figlio, nonostante la sua breve vita, è stato felice. Quindi, proprio nel 2000, con il supporto anche di altri amici, abbiamo deciso di istituire il Fondo Memoriale Eduardo Vargas che, qualche anno fa, è poi diventato Fondazione Ramon Vargas, decisione che abbiamo preso per poter essere ancora più incisivi nei nostri scopi. 

La Fondazione sostiene numerose organizzazioni messicane che si occupano di garantire le cure necessarie e la riabilitazione di bambini con disabilità, è un aiuto che parte dalle famiglie, attraverso l’essere comunità. Quest’anno sono vent’anni che operiamo e la situazione del Covid-19 ci ha portato qualche difficoltà. Non ci ha impedito però di proseguire con altre iniziative, tra cui “Una voce per Kidona”, per la quale abbiamo già raggiunto il nostro obiettivo di raccolta fondi, un aiuto immediato ai ragazzi in difficoltà del Messico, un paese purtroppo molto povero. La disabilità nella povertà è terribile ma la situazione del virus l’ha resa ancora peggiore. Le popolazioni indigene infatti sono più vulnerabili al Covid-19, perché hanno un’altissima percentuale di contagio. Le sofferenze sono davvero molte e la generosità del popolo italiano può dare una grande mano. Proprio in questo momento possiamo dimostrare che, nella situazione di difficoltà, possiamo far uscire la nostra “parte migliore”. 

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