Sinossi

 

Studio su Romeo e Giulietta di W. Shakespeare

 

Riduzione drammaturgica e regia: Silvia Masotti e Camilla Zorzi

 

Mettere in scena Romeo e Giulietta a Verona obbliga a confrontarsi non solo con il testo di Shakespeare, ma con la tradizione che negli anni ha prodotto tante, forse troppe, rappresentazioni di questo testo. I personaggi della tragedia (non solo Romeo e Giulietta, ma anche la banda dei Montecchi e quella dei Capuleti) hanno dai tredici ai diciotto anni, ma quando vengono interpretati da attori adulti non hanno sempre lo slancio folle e inconsapevole e l’inesperienza amorosa dei protagonisti della storia. Si parla di Romeo e Giulietta come “storia d’amore” e della nostra città come “città dell’amore”, invece quella di Romeo e Giulietta è una storia anche di odio, che è l’altra faccia dell’amore. Verona è lo scenario di una lotta fratricida: le due famiglie che si scontrano, i Montecchi e i Capuleti, hanno educato i loro figli all’odio, allo scontro fisico, all’insulto verbale; l’odio non può che generare morte: l’unico gioco che questi ragazzi conoscono è la lite che degenera in tragedia. Nell’opera muoiono tantissimi personaggi, l’uno ammazzato dall’altro: muore Mercuzio, muore Tebaldo, muore Paride, sono tutti ragazzi sotto i diciott’anni. E infine muoiono i due innamorati, Romeo, sedici anni, Giulietta, quattordici anni, si uccidono perché non possono vivere il loro amore. La città rimane senza un futuro, perché ha perso chi quel futuro lo può costruire, gli adulti restano in vita, ma sono già morti di quella stessa morte che ha ucciso i loro figli. Si chiedono solo alla fine quale sia il senso di tutto quell’odio, quando ormai tutto è compiuto.

 

Abbiamo deciso di mettere in scena Romeo e Giulietta con un gruppo di giovanissimi, che hanno dai tredici ai diciassette anni, la stessa età della maggior parte dei personaggi dell’opera. Questo gruppo ha un’età piuttosto omogenea, età in cui per la prima volta si entra in relazione con il tumulto dell’amore, con le prime esperienze erotiche, con gli eccessi nei rapporti travolgenti e appassionati che si instaurano con amici/nemici del proprio contesto. Nei contesti sociali in cui i ragazzi vivono – la scuola, i gruppi di quartiere – talvolta si assiste o si è parte di esclusioni, bullismo, intolleranza, razzismo. È un’età in cui si sperimenta la violenza del vituperio, ma si dovrebbe anche conoscere la poesia dell’amore, la forza di quelle parole assolute che solo in giovanissima età hanno il coraggio di sgorgare dal cuore. È un’età in cui si dovrebbero cercare nella realtà metafore per raccontare il proprio mondo interiore, come Shakespeare fa fare a Romeo e a Giulietta, ma anche a Mercuzio, a Tebaldo, a Benvolio.

Amore, poesia, bellezza, violenza, conflitto, morte, costituiscono il plot magmatico ed esplosivo dell’adolescenza. Shakespeare ha avuto il coraggio di raccontarlo; per raccontare Romeo e Giulietta forse si può tentare lo stesso coraggio, con quella follia e quell’inconsapevolezza di chi non è ancora adulto.

(Silvia Masotti e Camilla Zorzi)

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