Sinossi

 

Studio su Antigone di Sofocle

 

Riduzione drammaturgica e regia: Silvia Masotti e Camilla Zorzi

Costumi: Davide Tonolli

 

“Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”, dice Antigone al tiranno Creonte. Antigone è depositaria di tutti quei valori che hanno a che fare con la pietas, quel sentimento di amore e pietà per il genere umano che, all’occorrenza, osa opporsi e trasgredire alle leggi dello stato. Non c’è un verso di questa tragedia che non riguardi il passato, il presente e il futuro degli uomini. Antigone in ogni epoca ritorna come la giovane eroina “che sfida i regimi totalitari in nome di una pietas universale che si estende dai fratelli di sangue a tutti gli uomini sentiti come fratelli, superando così ogni ethos tribale- nazionale” (Magris); Creonte difende un principio giuridico, con l’ostinazione di chi ritiene che nessuna legge morale possa elevarsi al di sopra della ragion di stato. Creonte non è il cattivo che si oppone al buono, perché i suoi valori sono saldi e il suo amore per lo stato è lo stesso che Antigone ha per il fratello. Sia Creonte che Antigone hanno ragione, Antigone in quanto sorella, Creonte in quanto legittimo sovrano. Entrambi hanno torto: Antigone perché di fatto trasgredisce la legge, Creonte perché di fatto offende la pietas. Non c’è via d’uscita, Sofocle lo dimostra sacrificando entrambi i protagonisti all’inconciliabilità delle loro posizioni: fa morire Antigone e distrugge – con simbolico contrappasso – l’intera famiglia di Creonte. Da un lato dunque una duplice sconfitta, dall’altro un contrasto irrisolvibile poiché sia Creonte che Antigone sono due assoluti.

 

Abbiamo deciso di mettere in scena l’Antigone con un gruppo di ragazze che vanno dai quindici ai venticinque anni; negli anni passati abbiamo lavorato con questo gruppo su temi storici e civili: dal primo voto alle donne in Italia, alla lotta per i diritti del lavoro femminile. Abbiamo pensato di continuare in questa riflessione attraverso un testo classico che porta sulla scena un conflitto di valori umani e politici che stanno alla base del concetto stesso di società, di stato. Le ragazze saranno impegnate sia in tutti i ruoli, sia nel coro. Questo a sottolineare come la tragedia – l’Antigone in particolare – metta in scena contenuti prima ancora che personaggi: questi contenuti sono così grandi e importanti che vivono in ciascuno di noi, uomo o donna che sia, e al di fuori di noi, nella società in cui viviamo. Ciascuno di noi è un po’ Antigone, un po’ Ismene, un po’ Creonte, un po’ il coro di cittadini che cerca, attraverso la parola poetica, di dare un senso all’amore e al dolore che travolgono il mondo in cui i personaggi vivono. Forse è proprio il coro, oggi per noi, la chiave di accesso a questo testo: non prende posizione né in favore di Creonte né di Antigone, trova a fatica le parole per esprimere la complessità umana, rivela il suo limite rispetto a ciò che accade. Il coro è forse il “personaggio” più umano, persino troppo umano, della tragedia: non porta gli assoluti di Antigone o di Creonte, da una parte esterna la meraviglia di fronte alla prodigiosa tecnica con cui l’uomo ha domato il mondo, dall’altra constata che l’uomo è un essere piccolo e fragile di fronte alla morte e alla potenza di Amore.

(Silvia Masotti e Camilla Zorzi)

Galleria immagini

Menu