A cura di Alice Martini

Venerdì 17 luglio in sede A.LI.VE. i ragazzi del Master di pianoforte, diretto dal Maestro Gerardo Chimini, si sono esibiti davanti al pubblico. Un buon esempio di studio e impegno dopo un periodo difficile da affrontare. «Un’occasione importante, perché ogni ragazzo ai concerti dà qualcosa di sé stesso e questo è frutto del suo processo interiore dovuto allo studio. La preparazione è fondamentale, ma la cosa più bella è anche quella sorta di “improvvisazione” che parte dalla propria interiorità e sensibilità» afferma il docente. 

Come hai visto i ragazzi dopo questo lungo periodo di studio da casa?

«Il master è stato molto importante perché qui in A.LI.VE. si respira la missione dell’educazione dei giovani e per questo il saggio svolto alla fine mi è sembrato quasi un “cenacolo” con noi pochi tra il pubblico ad assistere a questa piccola esibizione di cultura. Vedere i giovani così smarriti di questi tempi è molto preoccupante, per questo penso serva anche una nuova politica, una nuova visione. L’occasione che c’è stata con questo Master, di incontri giornalieri tra me e i miei allievi, è servita per farli crescere e affinarli nella tecnica. Hanno imparato la precisione ritmica, nella lettura della musica, l’affinamento del fraseggio e delle sonorità.  Anche il maestro deve sempre adattarsi allo stile del proprio allievo e proprio per questo sono incontri molto stimolanti. Facendo superare le difficoltà agli allievi, anche io sono stimolato a studiare di più».

È stata quindi una crescita personale importante per tutti

«L’esecuzione pubblica dei ragazzi è il loro modo di trasmettere il proprio studio e lavoro. Gli esecutori moderni sono perlopiù tutti dei “medium” tra compositori ormai deceduti e il pubblico. La missione è quindi di grande responsabilità, serve un arduo processo interiore e anche chi insegna deve far comprendere agli allievi come superare il processo dell’interpretazione dei brani. Proprio i maestri devono instillare negli allievi la propria conoscenza e la propria voglia di lavorare, un coraggio nell’affrontare le difficoltà e superarle, con la consapevolezza che non tutto è facile da ottenere ma che, se guidati dalla propria passione e vocazione, i risultati arriveranno. Un insegnamento che porteranno con sé per tutta la vita».

Quando è iniziato il master?

«Il master è cominciato lunedì 10 luglio in sede A.LI.VE., con lezioni giornaliere di mattina e pomeriggio, fino a venerdì 17, giorno in cui poi c’è stato il saggio finale presentato al pubblico. La progressione del lavoro è stata molto evidente, anche grazie allo studio degli allievi, che è servito loro per immagazzinare le informazioni ricevute e renderle al meglio nell’esecuzione. Lo studio è fondamentale, soprattutto in una società come quella moderna, che ha una sorta di “rifiuto” per la fatica, in cui c’è molta abitudine a volere tutto e anche velocemente: lo studio della musica ti insegna invece ad impegnarti nel tempo, a capire che i risultati vengono solo dopo molta esperienza. Ogni ragazzo poi ai concerti dà qualcosa di sé stesso e questo è frutto del suo processo interiore dovuto allo studio, la preparazione è fondamentale ma la cosa più bella è anche quella sorta di “improvvisazione” che parte dalla propria interiorità e sensibilità». 

Come vedi la ripartenza dopo questo periodo di chiusura?

«A.LI.VE. ha creato un luogo dove i giovani trovano entusiasmo e voglia di fare, guidati da adulti che li “illuminano” nel proprio studio e nelle proprie passioni. Gli insegnanti devono fare la propria parte per guidare i propri allievi. Studiando, leggendo, suonando e confrontandosi con gli altri per mettersi in discussione, si impara il rispetto reciproco e lì nasce la civiltà e la cultura propria di un paese, nel vero senso della parola, che porta i ragazzi nella vita adulta. In questo momento c’è molto bisogno di confronto tra le persone, di dialogo, di rispettare alcune regole e questo è frutto di molto studio e impegno». 

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