SILVIA MASOTTI E CAMILLA ZORZI RACCONTANO IL TEMA DELL’EREDITÀ

A cura di Alice Martini

Silvia Masotti e Camilla Zorzi, le due docenti della scuola di teatro di A.LI.VE., spiegano a cosa si sono ispirate per i tre spettacoli proposti quest’anno nella terza edizione di InChiostro Vivo. Il tema al centro del loro lavoro è l’eredità,  intesa sia come occasione di confronto tra generazioni, sia come recupero di testi classici che appartengono al patrimonio culturale del teatro occidentale.

Come nasce la Trilogia?

<<Dopo aver lavorato lo scorso anno con i tre gruppi dei ragazzi più grandi, dai 14 ai 25 anni, sul tema dell’Amore, abbiamo individuato un nuovo tema di partenza per i lavori di quest’anno, un tema che ci sta molto a cuore, legato al concetto di Eredità, cioè tutto ciò che chi è venuto prima lascia a chi viene dopo, sia in termini concreti, sia in termini culturali, nei quali si trasmettono e si ereditano i valori che caratterizzano una società. Parlare di eredità consente di confrontarsi con il rapporto tra le generazioni e nello stesso tempo di mettersi in dialogo con quei testi classici che appartengono al nostro patrimonio culturale.

I testi che scegliamo, non solo quest’anno, ma ogni volta che pensiamo un testo per un gruppo, sono espressioni di un’imprescindibile eredità culturale che sentiamo importante trasmettere ai ragazzi. 

A partire da queste e altre considerazioni sul tema abbiamo scelto i tre testi su cui lavorare con i gruppi di ragazzi più grandi, “Re Lear” e “Mercante di Venezia” di Shakespeare e “Le Troiane” di Euripide, ma anche con i gruppi dei ragazzi più giovani, “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, “Il Barone Rampante” di Italo Calvino e la “Favola di Eros e Psiche” di Apuleio. Purtroppo i lavori dei gruppi dei più giovani non potranno, per ora, andare in scena, ma contiamo di riprendere al più presto il loro bellissimo lavoro>>.

Come scegliete un testo rispetto ad un altro? 

<<Quando scegliamo un testo sono molte le riflessioni che facciamo: pensiamo a come consentire al gruppo di crescere rispetto al percorso dell’anno precedente, a quali sono i temi e i contenuti che hanno più senso per loro e che percorso di ricerca e crescita ciascuno dei ragazzi possa fare attraverso il suo personaggio, diverso e complementare rispetto a quello dell’anno precedente.  C’è chi ha iniziato a fare teatro con noi quest’anno, cerchiamo quindi un testo che consenta anche a chi inizia di inserirsi nel lavoro. La drammaturgia, cioè la scrittura per il teatro, non si studia a scuola, se non in rare eccezioni, i testi che i ragazzi attraversano con noi entrano a fare parte di un loro bagaglio culturale. Questo è uno dei motivi per cui ci teniamo a proporre loro testi classici, testi “grandi”, per poi rileggerli con uno sguardo nuovo, quello dei giovani attraverso cui quelle parole vengono dette>>.

Quali riflessioni vi hanno portato alla scelta di questi testi, nello specifico?

<<Il gruppo che porterà in scena “Re Lear”, lo scorso anno aveva lavorato su un testo, sempre di Shakespeare, che parlava di un gruppo di giovani Romeo e Giulietta: tutti i personaggi sulla scena, o quasi, avevano la stessa età dei ragazzi del gruppo. “Re Lear” invece si concentra nel rapporto tra padri e figli, padri e figlie. I ragazzi hanno quindi dovuto confrontarsi con personaggi per età ed esperienza molto distanti da loro, mettersi anche nei panni degli adulti. È un testo che inizia come una favola ma arriva poi ad affrontare temi di grande profondità: affidarlo ad un gruppo di ragazzi così giovani è nello stesso tempo una sfida e un’opportunità>>. 

Per il Mercante di Venezia invece?

<<Da anni volevamo mettere in scena “Il Mercante di Venezia” e, dopo il lavoro su “Don Giovanni” dello scorso anno, abbiamo pensato che il gruppo di ragazzi più grandi fosse pronto per un lavoro su questo testo. Il lockdown ha interrotto le prove in presenza ma, come per gli altri gruppi, non ha interrotto il lavoro e la ricerca. Abbiamo usato il tempo di lavoro a distanza per proporre ai ragazzi un esercizio di riscrittura drammaturgica dei personaggi shakespeariani. Dal momento che le normative di sicurezza e di distanziamento non ci consentono di portare in scena lo spettacolo così come era stato pensato, abbiamo deciso di portare in scena questo esperimento, di cui vi racconteremo più nel dettaglio nelle prossime settimane>>.

Infine Macerie?

<<Per quanto riguarda i ragazzi che porteranno in scena “Macerie. Variazioni sul mito” da Le “Troiane” e “Ecuba” di Euripide abbiamo pensato di proporre al gruppo, dopo aver messo in scena “Antigone” di Sofocle lo scorso anno, una riscrittura di un testo classico. Da qui è nata l’idea di partire da Euripide e contaminarlo con riscritture novecentesche del mito della distruzione di Troia. Il mito delle Troiane racconta qualcosa di universale: sapevamo che il gruppo a cui l’abbiamo proposto avrebbe potuto fare un grande lavoro a partire dai temi di questo testo>>. 

Per il secondo anno avete collaborato con il costumista Davide Tonolli. Che tipo di lavoro avete fatto assieme?

<<Davide Tonolli, anche se è molto giovane, ha una grande capacità di ascolto e di rielaborazione creativa, caratteristiche che denotano una certa maturità personale, oltre che professionale. 

La prima difficoltà che si incontra nel progettare i costumi per gruppi di ragazzi giovani, che non sono attori professionisti e hanno età ed esperienze diverse, è quella di riuscire a trovare un compromesso tra la funzionalità degli abiti e soluzioni artistiche ed estetiche gratificanti. 

In teatro sono gli attori o i cantanti che si adeguano al costume, qualunque impedimento o intralcio crei… questa invece è una scuola, quindi è giusto imparare a superare gli ostacoli assieme, un po’ alla volta. Davide è stato bravissimo ad accogliere le nostre idee e a rilanciarle: ha fatto un grandissimo lavoro di ricerca estetica su ogni spettacolo. Più avanti vi racconteremo nel dettaglio il lavoro fatto per ciascuno spettacolo>>.

Quali aspettative avete da questa edizione?

<<La scorsa edizione di InChiostro Vivo è stata molto bella, il fatto che il pubblico fosse per la maggior parte di giovani è stato per noi il risultato più importante, che ci ha convinte ancora di più dell’importanza di uno spazio come il Chiostro. Questo è stato un anno complesso. Un periodo doloroso per molte famiglie, particolarmente faticoso per i ragazzi che hanno smesso a fine febbraio di andare a scuola e all’università, lo è stato per tutti gli artisti che lavorano nell’ambito dello spettacolo dal vivo e che a tutt’ora, nella maggior parte dei casi, non possono tornare a fare il loro mestiere. Anche per noi è stato un periodo complesso, ci siamo trovate a cercare un modo per portare avanti il percorso iniziato senza la cosa più importante per il teatro: la presenza. 

Il teatro ha bisogno della relazione dal vivo, del contatto, è un’arte collettiva, non solo perché si fa in gruppo ma anche perché, fin dall’antica Grecia, è un’occasione in cui un collettivo riflette su se stesso. Forse è proprio quando qualcosa ci viene negato che ne sentiamo ancora più forte l’importanza e ora che stiamo tornando a provare gli spettacoli nel Chiostro, tutti assieme, sentiamo quanto sia importante esserci, condividere questo spazio con i ragazzi che sono sul palcoscenico e con quelli che, speriamo numerosi, verranno a vederli.

Perché InChiostroVivo sia, sempre di più, quello che in questi anni abbiamo cercato di creare, grazie a Paolo Facincani, a tutti i ragazzi, al gruppo di Chiave di Volta e a tutta A.LI.VE.: uno spazio che mette al centro i giovani e che sia spazio vivo di condivisione, di riflessione, di cultura e bellezza>>.  

Menu