ASSOCIAZIONE_ZORZI_DIGITALEQualche sera fa il coro di voci bianche A.LI.VE. si è esibito nel Teatro Villoresi di Monza nella serata di beneficenza “Ora Sì: Opera”. Francesca Scotti, vice-presidente dell’Associazione Zorzi ci parla del valore della ricerca e dell’importanza dell’aiuto.

Venerdì 27 novembre il coro e il corpo di ballo di A.LI.VE. si sono trasferiti a Monza, per un concerto d’importanza sociale e divulgativa. Sono stati infatti impegnati in una serata di beneficenza organizzata dall’Associazione Paolo Zorzi per le Neuroscienze.

Nata nel 1983, l’associazione Zorzi si occupa di promuovere studi mirati all’integrazione tra ricerca neurobiologica e attività clinica, in accordo con le finalità dell’istituto Carlo Besta di Milano. Come ci racconta la vice-presidente Francesca Scotti, artefice della serata: «Tutto è nato dalla collaborazione con la dottoressa Angelini dell’Istituto Besta che ha portato me e i signori Enio e Marina Fontana, presidente e consigliere di Zorzi, alla conoscenza di importanti progetti dell’Istituto. In particolare quest’anno abbiamo realizzato tre programmi per l’aiuto ai bambini. Quello che più ci ha impegnato è stato Epicare, in cui numerosi bambini epilettici farmacoresistenti, che avrebbero potuto soffrire di numerose crisi durante il giorno, sono invece stati monitorati e curati con successo dai professori di Besta». Il secondo progetto, in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi, è Vitamin. «Questo progetto ci ha reso molto orgogliosi perché abbiamo potuto aiutare nella riabilitazione motoria numerosi bambini in difficoltà. Inaugurato da poco, consiste in una piattaforma in cui i bambini giocano a spegnere dei palloncini che vedono proiettati di fronte a loro, inconsciamente così riprendono a muoversi, divertendosi». Come ci spiega Francesca Scotti il futuro di questa macchina sarà quello di essere portata nelle case, ma poiché molto costosa deve essere un processo graduale. «L’ultima nostra collaborazione è per Fluorescenza, un progetto chirurgico che aiuta a individuare i tumori celebrali, grazie a esperti neurochirurghi. Ma tutti questi progetti non sarebbero possibili senza la collaborazione dell’Istituto Besta, i cui dottori sono dei veri “angeli”, sempre disponibili nelle emergenze e pieni di vera umanità».

La serata con A.LI.VE. è servita a far conoscere meglio l’Associazione Zorzi e far capire, anche tramite il messaggio di molti ragazzi, come «l’aiuto sia importante quando se ne ha bisogno». La vice-presidente dell’Associazione ci racconta che ha conosciuto A.LI.VE. tramite una bambina del coro. «Come l’ho incontrata, l’idea di un concerto con il coro mi ha subito preso. Ho organizzato una serata per quattrocento persone al Teatro Villoresi di Monza, come ringraziamento per chi crede in noi e per un comune risultato di farsi conoscere. Questa serata, prima organizzata solo come cena, è stata una novità per Monza e il nostro è stato un regalo per il pubblico, un voler creare anche un sodalizio con la città di Verona, grazie al coro. È stato un primo “esperimento”, ma i ragazzi del coro e del ballo hanno saputo prendere il pubblico regalando loro una musica bellissima».

«Serve credere nella medicina e avere il coraggio di affrontare i problemi con l’aiuto degli altri, sensibilizzare le persone a fidarsi della scienza e a chi con essa opera, in un comune percorso di crescita, fatto di piccoli ma fondamentali passi. La vita salvata a un bambino è importante per un genitore e questa serata è dedicata proprio a chi, con coraggio ha sconfitto le malattie, a chi potrebbe doverle combattere ma grazie alle tante associazioni di scienza potrà trovare un modo per affrontarle» conclude Francesca Scotti.

Durante il concerto di A.LI.VE. a Monza, è stato eseguito anche il nuovo inno dell’Associazione Zorzi, composto per l’occasione da Oscar Gagliardo, che già da tempo collabora con il coro. «Nel comporre l’inno ho sentito come emergere il percorso che io avevo già vissuto in passato con mio figlio. Per me è stato come in un film, come quando si è spettatori di qualcosa che si è vissuto, ma che si vede in maniera distaccata. Il dolore mi aveva reso freddo, ma grazie alla musica, ho riscoperto quella parte della mia vita e, come scrivo nel testo “passerà un nuovo inverno e nascerà un fiore pieno di profumi e colori, un dono che ti fa la natura”. I fiori sono i medici che ti seguono, sotto l’aspetto umano, ma in modo autorevole, sono persone amiche che ti fanno interpretare in modo giusto il tuo “film”. Ma la chiarezza spesso non c’è, la medicina ha limiti e per questo serve investire in medici e persone amiche, che capiscano il tuo dramma e ti guidino nel percorso». Gagliardo spiega che la musica del brano composto aiuta a scoprire le emozioni, mette di fronte a ciò che si è vissuto, riaccendendo i ricordi. «È come un passe-partout delle emozioni, quando i sentimenti vengono offuscati, quando ti senti “fuori” dal ruolo che la società ti ha assegnato, la musica aiuta. In questo senso A.LI.VE. aiuta a seminare quest’amore, questo rispetto verso amicizia e solidarietà. In una società dell’immagine e dell’apparire, certi sentimenti sono solo personali e la musica li fa uscire in modo che non ci si aspetta, facendo provare a tutti, emozioni inaspettate, dolci e saporite allo stesso tempo».

Un articolo di Alice Martini