Polo Confortini Sandro Caffi

Sandro Caffi, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona

Il 18 dicembre i giovani artisti di A.LI.VE. saranno protagonisti del consueto concerto di Natale, organizzato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona presso il Polo Confortini dell’Ospedale Borgo Trento. Il Dott. Sandro Caffi spiega il valore simbolico di questo momento, dell’arte e della musica nell’ambiente terapeutico.

Considerato nell’immaginario comune un luogo di cura, dove la tecnica e la scienza la fanno da padrone, l’ospedale è prima di tutto uno spazio aperto alla speranza. Tra i letti dei reparti, nei corridoi, nelle sale operatorie, ovunque si respira speranza: quella dei malati e dei loro familiari, quella dei medici che credono nel potere della cura e della conoscenza scientifica ma che non possono fare a meno di sperare. È la stessa che il coro di voci bianche e i giovani solisti di A.LI.VE. porteranno al Polo Confortini la sera del 18 dicembre in occasione del concerto “Note di Speranza”. «I piccoli artisti» come li definisce il Dott. Sandro Caffi, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera, interpreteranno famose melodie natalizie, diffondendo nella sala centrale della struttura un po’ della magica atmosfera di questi giorni di festa. Il concerto, aperto al pubblico, vede coinvolti anche ABEO (Associazione Bambino Emopatico Oncologico), il pronto soccorso pediatrico e l’assessorato all’Istruzione del comune di Verona con il progetto Rete Musica e gli allievi delle scuole elementari dell’IC 9 di Verona. Sarà un momento importante, «di arte in piazza al coperto», definizione che ben rivela il forte legame tra arte, musica e medicina. «Negli ultimi anni l’azienda ospedaliera ha mostrato un crescente interesse nei confronti della musica e dell’arte» – spiega il Dott. Caffi – «Sono state organizzate diverse esposizioni al Polo Confortini che hanno ottenuto un bel successo. Inoltre, quattro anni fa in occasione dell’inaugurazione, ci si è resi conto che la piazza centrale è dotata di una singolare acustica che la rende il luogo ideale per i concerti». Un fattore che ha favorito la presenza dell’aspetto artistico e culturale all’interno della struttura ospedaliera, che trova nel concerto di Natale una delle sue più significative rappresentazioni. «Chi entra in ospedale, si aspetta nient’altro che “ospedale”: cura, scienza, tecnica. Il proporre qualcosa di nuovo e di bello è fondamentale per più motivi: sono convinto che l’avvicinarsi al nuovo, il perseguire il “bello” in senso assoluto, sia un elemento importante e di aiuto sia dal punto di vista terapeutico sia per ciò che riguarda il miglioramento culturale di una persona. Inoltre, può favorire la socializzazione, e sono del parere che l’individuo ben inserito in una società sia una persona che non solo si sente meglio, ma che di conseguenza fa star meglio anche gli altri». In periodi particolari dell’esistenza, familiari e malati si lasciano volentieri coinvolgere e appassionare da questi momenti, che come sottolinea il Dott. Sandro Caffi rappresentano un’opportunità anche per i dipendenti della struttura ospedaliera. «Spesso si tende a dimenticare che in sanità è l’interazione il vero elemento terapeutico. È il rapporto di alleanza terapeutica che si crea tra medico e paziente che fa davvero la differenza. E il concerto di Natale rappresenta un’occasione, un momento di condivisione speciale e importante». Al termine del concerto i giovani artisti di A.LI.VE. faranno visita ai bambini ricoverati nel reparto di pediatria. «Un bambino malato ha bisogno di vedere quelli che in quel momento stanno bene» – commenta il Dott. Caffi – «Dopo aver fatto la loro performance, i ragazzi del coro porteranno i loro sorrisi e la loro positività in reparto. Mi auguro che regalino ai piccoli malati anche un paio di canzoni, e così la vita che prima è transitata da una parte, gira e passa anche dall’altra». E proprio per il valore aggiunto che possono portare i piccoli artisti, l’augurio del direttore generale è quello di una «futura collaborazione con l’Accademia, che vada quindi oltre l’occasione natalizia».