Il Teatro Filarmonico di Verona

Paolo Gavazzeni, direttore artistico della Fondazione Arena di Verona si racconta e presenta la speciale rappresentazione de La Bohème di Giacomo Puccini, andata in scena al Teatro Filarmonico lo scorso mese e a cui hanno partecipato i giovani del coro di voci bianche di A.LI.VE.

 

Immaginate la grande platea di uno splendido teatro, immaginatela nell’attimo appena successivo all’uscita del pubblico dalla sala. Gli spettatori si riversano per le vie di Verona, il teatro pian piano si svuota e il silenzio prende il posto della musica. È un silenzio carico di emozioni: nell’aria vibrano ancora le note de La Bohème di Giacomo Puccini e, in questa magica atmosfera di un ormai vuoto Teatro Filarmonico, ho l’onore di rivolgere qualche domanda al direttore artistico della Fondazione Arena, Paolo Gavazzeni. È il 7 novembre 2014 e come avrete capito al Filarmonico si è appena conclusa la rappresentazione dell’opera di Puccini. Una rappresentazione speciale: un pomeriggio di grande musica dedicato a tutti gli studenti delle scuole di Verona, un pomeriggio fortemente voluto dal Sovrintendente Girondini e dal Maestro Gavazzeni. Un teatro pieno di giovani sia sul palco che tra il pubblico, per Gavazzeni è un sogno che diventa realtà: «Vedere il Filarmonico pieno di giovani è un sogno che si è realizzato, più giovani ci sono tra il pubblico e più abbiamo la garanzia che il teatro non muore. Credo che il pubblico dei giovani sia vicino all’opera lirica più di quanto si possa immaginare. L’opera, infatti, racconta la vita di tutti i giorni e La Bohème ne è un chiaro esempio, perché rappresenta il vivere quotidiano: la malattia, gli amori, la povertà, la gelosia, la passione. Il nostro impegno al Teatro Filarmonico è quello di proporre dei titoli che siano fruibili da un pubblico giovane, cercando di garantire sempre la qualità. Questa qualità è data, in larga parte, dalla grande volontà dei giovani talenti che ci sono sul palcoscenico».

Dalle sue parole traspare una grande fiducia nel mondo dei giovani. Non li descrive come una generazione di spiantati, ma li invita a credere nei loro sogni e nei loro talenti: «Credo che i talenti nascano tutti i giorni ed è un luogo comune dire che oggi non ci sono più i talenti di un tempo. Oggi il talento è cresciuto, ma purtroppo viviamo in una società dove spesso e volentieri il talento viene sprecato, rovinato e danneggiato. C’è la mania di vivere tutto in maniera superveloce, bisogna raggiungere subito il successo, raggiungere subito grandi risultati. Il talento, invece, quando c’è, va costruito e supportato con la pazienza di fare un piccolo passo per volta. In questo modo il talento durerà a lungo, altrimenti sfumerà o si rovinerà. I giovani del coro di voci bianche di A.LI.VE., che, questo pomeriggio, con la loro performance ci hanno trasmesso tutta la loro passione per la musica, sono limpidi esempi di talenti». Ma a rendere speciale questa rappresentazione non sono state solo le persone sul palcoscenico, ma anche la stupenda e originale scenografia. Tutta l’opera è stata costruita intorno a una serie di quadri impressionisti che scorrevano sullo sfondo. Un’idea brillante che ha suscitato mormorii di approvazione e meraviglia tra il pubblico. Su questa scelta scenografica così si è espresso Paolo Gavazzeni: «Quest’idea è nata dal regista che ha voluto partire dalla rappresentazione del quadro e di conseguenza farlo rivivere sulla scena. È un’idea forte e ben pensata, ma semplice. Ritengo che nel teatro le cose semplici siano quelle che funzionano meglio perché arrivano direttamente al cuore degli spettatori. Inoltre, non dimentichiamo che l’Impressionismo francese è una cornice ideale all’opera Bohème. Questi giovani parigini scapestrati ben si inseriscono nell’ambiente, forse un po’ debosciato, che l’Impressionismo racconta». Mentre nel teatro le luci si fanno sempre più soffuse, chiedo al Maestro se c’è un’opera che lo rappresenta particolarmente. Lui sorridendo risponde: «Non ho un’opera preferita, anzi forse sarebbe meglio dire che ogni mese la mia opera preferita diventa quella a cui sto lavorando. Sicuramente La Bohème è una tra le prime opere che ho impresse nella mia memoria di ragazzino. Mi ricordo che un giorno, dopo averla ascoltata a una prova in teatro, tornato a casa, ho letto tutto il libretto e ascoltato l’LP. All’epoca avevo 12 anni e da quel giorno si è aperto dinnanzi ai miei occhi il mondo dell’opera lirica». Magari in questo speciale pomeriggio qualche giovane spettatore, proprio come successe al Maestro Gavazzeni, ha scoperto il mondo dell’opera, un mondo non così lontano da quello di tutti i giorni. Magari qualche ragazzo si lascerà trasportare da quella scia di emozioni che l’opera lirica sa trasmettere e tornerà al Filarmonico. Se tutto questo accadrà, allora si sarà realizzato un altro grande sogno del direttore artistico Paolo Gavazzeni: vedere il Filarmonico sempre pieno di pubblico e scorgere tra quel pubblico tanti giovani volti!

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Paolo Gavazzeni, direttore artistico della Fondazione Arena di Verona

 

Ma chi è il maestro Gavazzeni? Conosciamolo meglio attraverso le sue stesse parole…

Paolo Gavazzeni è nato a Bergamo nel 1969 ed è l’attuale direttore artistico della Fondazione Arena di Verona. Lui stesso ci racconta com’è arrivato a raggiungere questo importante ruolo: «Nasco come pianista, in seguito mi sono laureato in giurisprudenza e ho fatto la mia prima esperienza lavorativa in una televisione. Ho lavorato per 12 anni al teatro La Scala di Milano. Inizialmente ero il coordinatore artistico dell’accademia dei giovani, poi sono diventato responsabile dell’orchestra della Scala e anno dopo anno ho ricevuto incarichi sempre maggiori, fino a diventare responsabile dell’attività quotidiana della Scala. Quest’ultima esperienza mi ha permesso di vedere molto da vicino il lavoro del direttore artistico e per questo alla fine del 2011 ho colto la grandissima opportunità di diventare il nuovo direttore artistico della Fondazione Arena di Verona».

 

Un articolo di Elisabetta Cipriani