Il cammino che ha portato a questo spettacolo è stato quanto più tortuoso e perfido ci si potesse aspettare: il coro è rinato sotto una nuova luce, con nuovi membri. Vecchie conoscenze ci hanno lasciato ed hanno lasciato un vuoto incredibile, colmabile solo con un lavoro straordinario, che ha richiesto tempo ed impegno ma il coro ce la può fare.

E’ stato il concerto che incarna la prova del nove, che ci mette di fronte a noi stessi come artisti.

Per me è stato un concerto sofferto, solo alla fine: tre mesi di prove assiduamente frequentate, e un’influenza che toglie il piacere maggiore per il quale quei tre mesi erano stati spesi. Poco male.

Mi sono goduto il concerto dalla terza fila: una posizione vicina al palco ma non così vicina da provocare fastidio. Una posizione che permetteva di guardare in faccia ogni ragazzo o ragazza. È stato il mio primo concerto come spettatore, il primo che salto come corista, il primo che vivo senza essere sul palco. Il palco di per sé proietta le emozioni ad un livello superiore, ma si poteva sentire che l’emozione che il pubblico ha provato era sufficiente per ciò che desiderava. I bis si spendevano ricchi tanto quanto i commenti sui solisti o sui musicisti.

Tutto, dall’atmosfera, al freddo tempo esterno, alla professionalità estrema dei musicisti, alle voci del coro, enfatizzavano lo spettacolo, del quale, come umile spettatore, proverò a parlarvi.

 

Enrico Pellizzoni. Sempre di più questo ragazzo è un punto di riferimento per i solisti maschi. Il più grande outsider della classe dell’anno scorso è venuto a galla come una certezza imprescindibile per i concerti. Con la sua leggera voce tenorile riesce a rendere soave ogni brano. In questo concerto del vischio si è reso partecipe di una perfetta interpretazione di ”What a wonderful world”, brano reso celebre dall’indimenticabile Louis Armstrong.

Elena Canovo. Grande assente nel coro di quest’anno, la sua interpretazione non può che accentuare la sua mancanza nelle fila del coro giovanile. La sua voce da contralto è qualcosa di saldo e caratteristico, un qualcosa che al primo momento si distingue e la distingue da altre voci. La sua ”Joy to the world”, riarrangiata da Marco Pasetto per l’occasione, ha strappato non pochi commenti positivi dagli spettatori a me vicini. Non mi spendo in troppi complimenti perché risulterei probabilmente troppo di parte, ma posso dire che se la canzone avesse avuto una strofa in più, una lacrima l’avrebbe tolta. Capacissima di dare emozione ad ogni brano, devo dire che ci è mancata.

Chiara Maluta e Chiara Anselmi. Questo duo contralto-soprano debutta ufficialmente nei concerti natalizi con un brano tipico del natale, ”Santa Claus is comin’ to town”, nella più recente versione di Justin Bieber: una versione molto pop di un brano interpretato da molti, da Frank Sinatra a Dean Martin e Michael Jackson per citarne alcuni. Con un’ottima alchimia tra le voci sono state capacissime di debuttare al meglio.

Agnese Mela e Sofia Carpene. Duo navigatissimo (sul sito www.alivemusica.it si può ascoltare un loro altro pezzo, Unwritten), sono riuscite, insieme a Giada Nicolis, a portare ciò che la loro canzone, ”Happy Xmas”, di John Lennon e Yoko Ono, realmente simboleggia: il Natale non inteso come festa consumistica, tutta regali e lucine, ma come il momento migliore per aiutare il prossimo, i più bisognosi, ricordandoci come, in questo mondo, il colore della pelle o la forma degli occhi non ci diversifica in razze ma, anzi, ci rende un miracolo della natura, vario e stupendo come questo mondo che sempre più ci sta sfuggendo di mano.

Giada Nicolis. Con la sua interpretazione in ”Oh, won’t you sit down?” e in ”Happy Xmas” ha dimostrato, dopo i concerti dei solisti di luglio, quanto sia sempre più un punto di riferimento per i soprani del coro.

Shai Levav, Liliana Martino, Elena Fezga, Giada Cunego. Queste ragazze hanno sbaragliato tutti con la loro ”Certainly Lord”, spiritual classico della nostra Michela Sordon, indisponibile per la serata. Le loro voci liriche, amalgamate, hanno stupito il pubblico.

Vittoria Sancassani e Matteo Rudari. La bella ed il gigante. In un’ accoppiata fiabesca che frappone un gigantesco bravo ragazzo e una minuta donzella, trova vita ”Away in a manger”, classico che racconta della storia per la quale Gesù Bambino sia nato in una mangiatoia. Interpretazione elegante e composta che rende giustizia come debutto a Matteo.

Olga Verlato. Regina della scena. Con le sue plurime canzoni, ”Rockin’ around the Chrsitmas tree” e ”Jingle Bells” per citarne due, dimostra quanto il suo talento interpretativo sia naturale ed innato, di quanto il palco sia il suo regno e di quanto ne sia padrona. Una certezza senza discussioni e un talento navigato.

La strada è lunga per trovare la vera serenità che meritiamo, ma di questo passo, non ci metteremo poi molto a raggiungere la destinazione.

 

di Michele Marchiori