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Renato Bonajuto in prova durante la Masterclass

Mi racconta la sua formazione artistica, come è arrivato a diventare regista?

La prima volta che sono andato a teatro avevo tredici anni ed è stato nel lontano 1993. Io sono di Novara e in quell’anno avevano riaperto il teatro della città, che era chiuso per restauro da dieci anni. Gli Ugonotti di Giacomo Meyerbeer era l’opera che inaugurava la riapertura del teatro e io decisi di andarla a vedere: da quel giorno mi sono innamorato dell’opera lirica. Ero rimasto affascinato da quel mondo e decisi che il mio futuro lavoro non poteva essere lontano da esso.

Nel giro di due anni riuscii ad entrare nel coro del teatro della città e lì ho conosciuto il regista Beppe de Tomasi ed ho iniziato a fare il suo assistente; continuavo a studiare canto e ad andare avanti con la scuola, ma posso dire che già alle superiori lavoravo nel mondo dell’opera. La mia prima regia l’ho fatta a diciotto anni e da quel giorno è iniziato il mio percorso come regista; nel frattempo ho conosciuto anche Pavarotti e sono stato suo assistente nel 2004, facendo alcuni lavori con lui. Ad oggi posso dire di aver ormai superato le cento regie e adesso sono segretario e consulente artistico della stagione lirica del teatro di Novara.

Un giovane che aspira a diventare regista a che percorso va incontro?

Il percorso per diventare registi non è facile, bisogna essere anche fortunati, ma prima di tutto bisogna essere appassionati. Tutto inizia dalla passione, poi naturalmente entrano in gioco moltissime altre componenti come la fortuna o il conoscere le persone giuste.

Rispetto alle sue prime esperienze teatrali come vede il rapporto tra i giovani d’oggi e il mondo della lirica?

Spesso si dice che c’è disamore dei giovani nei confronti della lirica, questo a mio avviso è vero in parte. Conosco molti giovani disposti a fare veri e propri viaggi per seguire le opere liriche, ci tengo infatti a ricordare che il pubblico della lirica è l’unico pubblico che viaggia. Il disinteresse dei giovani dipende anche dalla poca educazione musicale che ricevono. Una volta i cantanti più famosi erano dei veri e propri divi, oggi i divi ci sono ma durano poco e spesso sono costretti dai direttori artistici a fare repertori che non sono i loro, ma che vanno di moda. Se a un cantante viene assegnato un repertorio che non gli appartiene, anche se canta bene, non trasmetterà mai la stessa emozione di un cantante libero di cantare ciò che più gli piace. Il provare emozione é un elemento fondamentale per far appassionare i giovani.

Per far appassionare i ragazzi al teatro quanto sarebbe importante portarlo nelle scuole come una vera e propria materia pratica?

Sarebbe molto importante portare avanti questo progetto, prendendo ad esempio molti stati esteri come la Germania, dove il teatro viene praticato in quasi tutte le scuole.

Secondo lei l’avvento della televisione e del cinema hanno contribuito a far perdere, soprattutto alle famiglie, la passione di andare a teatro?

Il cinema non penso, perché anche il cinema è una forma d’arte come il teatro. La televisione sicuramente perché ormai molti dei programmi che ci vengono proposti sono banali e anticulturali e la gente, purtroppo, prende spunto da questi. La televisione comunque ha contribuito a far perdere non solo la passione per il teatro, ma la cultura in generale!

Platone diceva che la musica era l’unica forma nobile dell’arte perché la considerava pura espressione dell’anima umana, è d’accordo con questa affermazione?

Sì sono d’accordo anche se penso che l’opera sia la forma d’arte più completa perché raggruppa allo stesso tempo musica, canto, recitazione e scenografia. L’opera è il concentrato di tutte le arti.

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In sala prove di Regia

Per concludere, che consiglio darebbe ad un giovane che vuole intraprendere la carriera di regista?

Gli consiglierei di seguire il suo sogno con passione ed amore. Un’altra cosa molto importante è tenersi al passo con i tempi, cercando di portare qualcosa di innovativo nel mondo del teatro che possa rispecchiare le tematiche attuali. Per un regista è importante trovare il giusto equilibrio tra innovazione e tradizione, dando sempre un senso a ciò che fa!

 

di Elisabetta Cipriani

Foto: Renato Bonajuto durante la Masterclass in A.LI.VE. (FOTO Alive)