cameriere foto gruppoCameriere… e l’amore? è il nuovo spettacolo di A.LI.VE., nato dalla penna di due giovani autori, Nicolò Bruno e Michele Marchiori. Un’opera di musica e sentimenti, che dopo il successo della prima, si preannuncia un nuovo grande successo dell’Accademia.

«L’idea di fondo è quella di raccontare con la poesia e la canzone quel poco che sappiamo sull’amore, anche se detto tra noi: chi ne sa davvero qualcosa?» Queste le parole di Nicolò Bruno, uno dei due autori di Cameriere… e l’amore?, il nuovo spettacolo che A.LI.VE. ha presentato domenica 27 settembre a Villafontana.

L’altro autore è Michele Marchiori, che continua: «Inizialmente volevamo creare uno spettacolo in cui il pubblico potesse rispecchiarsi. In realtà poi i messaggi sono diventati molteplici: i demoni interiori, gli amori veri e falsi, la consapevolezza di sé. E proprio su questo credo sia incentrata la nostra opera: capirsi. Io stesso sono il cameriere che versa da bere a Nicolò e che cerca di fargli superare la sua prima fase di tristezza. Capita spesso di confidarsi più con chi non si conosce invece dei più cari amici. Nicolò è invece il protagonista che, per quanto possa apparire superficiale, si dimostra invece un abbonato all’amore, che scriveva, recitava e amava prima di essere maltrattato. Anche lui maltratta però, e solo quando capirà il suo sbaglio, inizierà a vivere meglio».

Cameriere… e l’amore? è diviso in due parti, ed è una sorta di viaggio interiore. La prima parte è forse più leggera, meno introspettiva. La seconda invece rivela tutto e i vari dubbi, i misteri, le perplessità, sono spiegate man mano che l’azione procede. «Ma è la musica il fulcro. Attorno ad essa abbiamo scritto questo spettacolo e proprio la musica serve a tessere la trama, serve come connettivo. Senza, lo spettacolo non avrebbe senso di esistere. Importante è stato anche il luogo, in cui è stato messo in scena per la prima volta: Villa Merlin a Villafontana è territorio mistico, capace sempre di trasportare attori e spettatori in epoche e dimensioni ben lontane dalle nostre. Il risultato della prima è stato fantastico. C’era tantissima pressione e sentivamo di avere sulle spalle molte responsabilità. Parlando d’amore non si è mai banali, perché è un tema che tocca tutti, chi più, chi meno e con lati diversi della stessa medaglia. Il pubblico è stato molto attento, ha riso, applaudito e si è lasciato scappare anche qualche lacrima. Noi non aspiravamo a nulla, se non a far passare il messaggio che l’amore è sia bello che brutto, complicato e semplice allo stesso tempo, ma rimane pur sempre l’unica parola che ti riempie la bocca e il cuore».
Il mondo A.LI.VE. ha sicuramente portato sulla strada giusta questi due giovani autori. Nicolò ne è sicuro: «L’Accademia mi ha salvato e cambiato la vita, non esagero e non mi stancherò mai di ripeterlo. È come una grande famiglia, dove i giovani riescono a trovare il modo di esprimersi a pieno». «Vedere i metodi di lavoro, la professionalità degli insegnanti e i tempi tecnici per la realizzazione aiuta ancora di più. La voglia di scrivere e creare, però, è tutta nostra» afferma Michele. «Lo stile degli interpreti, Linda, Vittoria, Giada, Riccardo, Elena ed Enrico, ha reso al meglio ogni personaggio. Ciascuno di essi ha un ruolo chiave: chi racconta una storia, chi fa una ramanzina, chi ama. Le canzoni cantate erano per la maggior parte di repertorio per i solisti, ma selezionate e unite hanno creato un amalgama di stili e influenze».
Da questa prima esperienza ora è tanta la voglia di replicare lo spettacolo più volte possibile. La prima già l’11 ottobre all’Arsenale, ma entrambi gli autori mantengono il silenzio sui progetti futuri, forse anche per creare un po’ di suspence. In fondo, è proprio la sorpresa dell’attesa che attira. Ciò di cui sono sicuri è però quanto amino la musica, certi che anche il più bravo degli autori non riuscirà mai a dire a parole ciò che essa riesce a esprimere.

Un articolo di Alice Martini