Un disegno di Silvia

Un disegno di Silvia

“Cos’è disegnare? Come ci si arriva? È l’atto di aprirsi un passaggio attraverso un muro di ferro invisibile che sembra trovarsi tra ciò che si sente e ciò che si può.” (Vincent Van Gogh)

Attraverso la conoscenza di una ragazza di A.LI.VE. entriamo in contatto con Silvia. Una ragazza di vent’anni, solare, dotata di grande talento e meravigliosamente coraggiosa. Nel 2011 le fu diagnosticata una grave malattia molto rara, che le provocò delle difficoltà uditive e quindi di equilibrio, e visive. Difficoltà che purtroppo perdureranno per il resto della sua vita.

Ma Silvia sorride e colora la sua vita con disegni meravigliosi.

In questo articolo non parleremo delle difficoltà di Silvia. Non desidera essere giudicata per la sua malattia, ma per la persona che vuole essere e diventare.

I tuoi disegni sono meravigliosi. Sei molto minuziosa. Hai frequentato dei corsi?
No, nessun corso. Ho studiato al liceo artistico e quello che so di tecnica e anatomia l’ho imparato li. Comunque basta avere un po’ di mano, pazienza ed esercizio.

Certamente, io infatti so disegnare solo una farfalla. Che materiale usi principalmente?
Acquerello, penna nera, matite acquerellabili, tempera bianca per i punti di luce. E ovviamente la matita. Ho fatto un disegno persino con una vecchia matita per occhi. E da qualche tempo uso la tavola grafica.

Tavola grafica? Cos’è?
È uno strumento che uso da poco, cercherò di descriverlo in modo semplice. È come un tablet, di dimensioni più grandi di quelle classiche. Disegno su questa tavola con un pennino e attraverso un collegamento con il computer si vede il disegno che prende forma sul monitor. È molto utile, permette l’utilizzo di qualsiasi tecnica, di diversi stili, olio, acquerello, tempera, e molte altre. I disegni poi si salvano sul computer e si possono stampare, inviare o riaprire per ulteriori modifiche.

I tuoi soggetti sono copiati o li inventi?
Non copio, invento per la maggior parte. I personaggi sono tutti inventati, raramente disegno persone che conosco. Tendo al realismo, ma senza copiare. Anche gli abiti delle ragazze nei disegni non sono ispirati a nessun periodo particolare e non riflettono nessun tempo. È capitato di disegnarmi, ho disegnato anche le mie amiche, ma sono episodi.

Sembra sempre lo stesso personaggio… ma non sorride…
Volevo provare a fare lo stesso personaggio in diverse situazioni. Ma non è facile riprodurre la stessa figura più volte. Per quanto riguarda il sorriso, non ero capace di disegnarlo bene come desideravo. C’è da dire che quello che disegno riflette molto il mio stato d’animo. Ma per la maggior parte non ne ero in grado. Ora comincio a farli sorridenti, ho imparato finalmente.

Cos’è per te il disegno?
Il disegno è prima di tutto l’unica cosa che so fare, è il mio hobby, la mia passione, è una parte di me, che sempre c’è stata e sempre ci sarà. Ho cominciato a disegnare quando ero molto piccola. Fortunatamente i miei genitori mi hanno sempre appoggiata e mi sono diplomata al liceo artistico. Ho frequentato qui a Verona un anno di università, Beni Culturali, e ora andrò a Venezia per frequentare l’Accademia di Belle Arti. Non sarà facile e i miei genitori all’inizio erano contrari, ma è una cosa che voglio fare, fortunatamente lo capiscono.

Il tuo sogno per il futuro è quindi fare del disegno una professione?
Non ho un sogno preciso per la mia vita. Non so cosa rispondere alla classica domanda “Cosa vuoi fare da grande?”. Non ne sono sicura, come tutti i ragazzi della mia età, ma sicuramente avrà a che fare con l’arte. Mi piacerebbe molto per esempio fare l’illustratrice di libri per bambini.

(Ci mostra degli schizzi…)
Avevo cominciato una storia per bambini. Non l’ho mostrata a nessuno perché non mi convinceva molto, ma l’avevo anche disegnata. Una storia semplice, un racconto ambientato al Polo Nord, dove un’industria crea gli spiriti degli insegnanti. C’è persino il Signor Nota!

Quanto tempo impieghi per fare uno dei tuoi disegni?
Per quanto riguarda la tempistica dello svolgimento dei disegni varia da lavoro a lavoro. Posso metterci un’ora per alcuni disegni, altri invece possono richiedere giorni!

Silvia, sei super impegnata. Studi, esci con le amiche, hai deciso persino di cambiare città. Ma la realtà intorno a te, la scuola, le strutture sanitarie, la società corrono come te?
Io sono stata fortunata. Sempre. All’ospedale sono stata seguita in pediatria che mi ha dato un grande sostegno sanitario e psicologico. La scuola pure mi ha aiutato, tutti gli in- 34 segnanti e il preside hanno tutti cercato di venirmi incontro, sono sempre stati tutti molto disponibili e anche i compagni sono sempre stati molto gentili con me. Ci tengo a raccontare un bellissimo esempio di umanità: nella mia scuola purtroppo c’erano diversi ragazzi con problemi di udito. I professori hanno fatto un corso per il linguaggio dei segni. È stato un bellissimo passo avanti. Le persone generalmente possono far fatica ad accettare una situazione diversa dalla propria, ma la famiglia e gli amici veri sono il vero sorriso.

Sei una ragazza con una grande forza e ci sorprende il coraggio con cui stai affrontando la tua malattia…
Bisogna solo decidere se combattere o arrendersi, se agire o aspettare. E io di starmene ferma non ci penso proprio. Mi è sempre sembrato qualcosa da dire agli altri, e al contrario di tanti ragazzi che ho conosciuto, io preferisco dirlo subito. Così ognuno può decidere se starmi vicino per come sono o no!

Un articolo di Elisa Beverari