conservatorioCon l’inizio del nuovo Anno Accademico è stata ampliata la convenzione, attiva dallo scorso anno, tra l’Accademia Lirica Verona e il Conservatorio di Verona Dall’Abaco. 

La collaborazione tra A.LI.VE. e il Conservatorio era già in atto con il coro di voci bianche per il corso di Direzione Corale tenuto dal M° Mario Lanaro, e ora si estende anche agli allievi dell’Accademia che studiano uno strumento: gli alunni avranno la possibilità di contattare i Maestri del Conservatorio per essere seguiti e consigliati nel loro percorso e nelle loro scelte.

Questa collaborazione, grande opportunità per gli allievi di A.LI.VE., nasce dall’incontro tra il M° Paolo Facincani e M° Federico Zandonà, direttore del Conservatorio, che, tra i molti impegni che tale carica comporta, ci ha rilasciato un’intervista in cui ci presenta l’istituto che dirige, e condivide con noi qualche sua considerazione sulla nostra realtà accademica e sulla cultura musicale odierna.

Come colloca il Conservatorio nella realtà musicale moderna?
Il Conservatorio è molto cambiato negli ultimi decenni. Fino agli anni ’80 del secolo scorso gli iscritti erano relativamente pochi e tra questi la maggior parte sceglieva di seguire esclusivamente il percorso musicale sacrificando gli altri studi superiori. In seguito le cose sono cambiate piano piano: dall’introduzione di percorsi di studio più “moderni” (percussioni, sassofono, musica elettronica, jazz, musica pop, musica da film..) alla radicale rivoluzione del sistema musicale che sta trasformando il “vecchio Conservatorio”, scuola atipica e senza troppe incompatibilità con altri percorsi formativi, in un’Università vera e propria, con due corsi di diploma accademico modellati su quelli universitari (triennio + biennio), con un titolo di studio equipollente alla laurea.

Visti i continui tagli alla cultura, cosa si sente di dire a un allievo/a circa la scelta di fare musica?
Di seguire la sua passione. Se essa è forte e motivata il consiglio è di dedicarcisi senza esitazione, affiancando al percorso musicale altri studi che amplino la formazione personale e quindi la possibilità di trovare una strada lavorativa, alternativa o complementare che sia.

Quali sono le tipologie di allievi che si iscrivono? Quali le ambizioni e i sogni più frequenti?
Le persone che chiedono di iscriversi hanno età e formazione molto differente. Per gli strumenti più “classici” lo studente tipo è più tradizionale: entra nei preaccademici a 11-12 anni, fa il suo percorso fino agli accademici diplomandosi tra i 20 e i 25 anni. Per altri, come composizione, jazz, tecnologia, è frequente la figura di studenti più grandi, spesso anche lavoratori o impegnati con lo studio universitario. Le ambizioni e i sogni sono un argomento difficile da trattare: sicuramente lo studente oggi è conscio che la strada della musica è più complicata rispetto a quanto poteva esserlo qualche decina di anni fa, ma proprio per questo quelli che la scelgono come percorso prioritario lo fanno con una determinazione davvero forte.

Che effetto fa essere il direttore di un Conservatorio? Quali sono le maggiori difficoltà che riscontra?
È senza dubbio un ruolo affascinante, molto complesso soprattutto per le moltissime implicazioni che comporta: occorre essere sempre presenti, decidere velocemente e non dimenticarsi di nulla, conoscere i docenti, gli studenti e le famiglie, relazionarsi con le istituzioni esterne e via dicendo. Inoltre, per mia scelta, continuo anche ad insegnare accompagnando verso il diploma gli studenti che da anni studiano nella mia classe. Non ritengo ci sia una difficoltà particolare: forse il punto più delicato è quello di organizzare al meglio le 8/10 ore quotidiane che dedico al lavoro.

Come considera l’attività di A.LI. VE. sul territorio? E l’importanza della cultura musicale formativa?
A.LI.VE. è uno dei cardini musicali di Verona: l’attività di educazione e di formazione che svolge, in una fascia di età delicata e importantissima per la crescita di un musicista, è fondamentale nel panorama della città. Tra l’altro, e non è poco, è ben guidata: il M° Paolo Facincani, che ho conosciuto qualche anno fa e col quale fin da subito siamo entrati in sintonia, è persona preparatissima e competente.
Dall’anno scorso, poi, A.LI.VE. è anche diventato un punto di riferimento per la preparazione musicale preaccademica convenzionandosi con il Conservatorio.

Verona è senza dubbio famosa nel mondo per il Festival Lirico dell’Arena. Secondo lei, qual è il reale livello della cultura musicale di questa città?
Verona è una città con moltissime potenzialità: alcune realtà, compreso il Conservatorio, sono eccellenze nel panorama nazionale. Occorrerebbero più dialogo, contatto tra gli enti e soprattutto un’organizzazione complessiva di quanto viene proposto al fine di evitare doppioni, sovrapposizioni e dispersione di energie: questa sinergia moltiplicherebbe di molto il valore musicale della città.

Un articolo della Redazione