Dopo tre mesi ricchi di sole, caldo e mille emozioni, è tornato il momento della concentrazione, della preparazione, dell’accademia. Il ventinove settembre, tre giorni prima della Festa dei Nonni, siamo stati invitati al Palazzo della Gran Guardia per un concerto, alla presenza dei nonni che hanno festeggiato con noi e con tutte le attività proposte dal Comune di Verona. Il percorso di preparazione al concerto, durato poche settimane, ci ha portato a conoscere canzoni che un tempo, per i nostri nonni e genitori, erano all’ordine del giorno. Canzoni del Maestro Lino Patruno (con cui Alive ha collaborato lo scorso quindici giugno ndr) che erano parte del repertorio dei Gufi (gruppo in cui cantava Lino Patruno ndr) e parte del noto programma televisivo Portobello. L’atmosfera si riempie di luce nel backstage, con un coro rinforzato da nuovi innesti e con i veterani più consci delle proprie capacità e abilità. Il concerto inizia, prende vita e tramonta sotto lo sguardo attento di una platea dell’Auditorium del Palazzo della Gran Guardia piena di nonni e non solo. Il pubblico è attento ad ogni singolo brano ed è sempre più coinvolto dall’ormai espertissimo Francesco Biolcati, che sta assumendo sempre più il ruolo di mattatore dei concerti che presenta. L’assessore Leso spende ottime parole per il coro e i nonni sono entusiasti di quanto hanno appena visto e sentito. Enrico Pellizzoni, Carolina Magaglio, Giada Nicolis, Agnese Mela, Olga Verlato e Martina Zoppi, i nostri solisti di A.LI.VE., hanno incantato tutti con le loro belle voci interpretando canzoni tra le più svariate: ”Come Foglie” di Giuliano Sangiorgi interpretato originariamente da Malika Ayane, ”L’essenziale” di Marco Mengoni, la ”Vie en rose” di Edith Piaf e il repertorio televisivo e teatrale portato in scena dal Maestro Lino Patruno. Il coro è tornato alla carica con solisti più agguerriti, con nuovi coristi affascinati e pronti a nuove sfide che devono solo arrivare per essere vissute da tutti noi giovani interpreti, emozionandoci e soprattutto emozionando. Se dovesse dire quale iniziativa ha caratterizzato il suo mandato fino ad ora, cosa risponderebbe? Quale iniziativa? (ride, ndr) È difficile sai, perché è talmente vario questo assessorato che non ci si occupa solo di assistenza sociale… Anche di quello. Ma ci si occupa di molti altri aspetti. I servizi sociali gestiscono un po’ tutto l’andamento della famiglia e i membri della stessa: dal bambino all’anziano (case di riposo) senza scordare l’adolescente. Da sostenere c’è anche l’adulto portatore di handicap, sia fisico che mentale. Ci si occupa inoltre delle pari opportunità, delle differenze di genere che non dovrebbero esistere ma che di fatto sono una realtà, e tutte le altre iniziative che non vogliono solamente identificare la donna diversa dall’uomo. C’è inoltre la problematica della mediazione culturale, sociale ed educativa, tutto il mondo dell’immigrazione che confluisce all’interno delle pari opportunità. Mi parla nello specifico della “famiglia”? Per esempio se consideriamo i problemi dalla “famiglia”, constatiamo che oggi non è più stabile e non è più una certezza come una volta. Adesso la famiglia è una realtà molto faticosa. Mi sono presa subito a cuore questa problematica lavorando molto, anche personalmente, sulla prevenzione, sul sostegno alla genitorialità, a quella fascia non bisognosa in sé ma che necessità di un rafforzamento. Tutto ciò è fatto con iniziative e servizi svariati; non abbiamo nemmeno il tempo di raggruppare tutte le iniziative, tanto sono varie, numerose e dedicate. Devo dire che il nostro impegno attuale non è di vedere il caso singolo, ma di avere un occhio a trecentosessanta gradi, in modo che il bambino con handicap, per quanto la priorità sia sua, non sia curato da solo, ma di vedere anche il contesto familiare in cui vive. Si provi a pensare ad un problema ed esso è sicuramente di competenza dei servizi sociali. Verona ha una grande tradizione per quanto riguarda le case famiglia per minori, il suo progetto prevede il potenziamento e le collaborazioni per aiutare queste strutture? Noi vorremmo che non ci fossero queste case, perché i bambini nascono in una famiglia e lì dovrebbero rimanere. Proprio domenica prossima (domenica 20 ottobre, ndr) si terrà in Gran Guardia una giornata dedicata all’affido e all’accoglienza famigliare. Cosa significa? Che noi, appartenenti a famiglie senza difficoltà di tipo economico, psicologico o sociale, dovremmo capire che possiamo diventare accoglienti verso famiglie e minori che necessitano sicurezza e tranquillità. Un bambino nasce in una famiglia; questa, per vari motivi, entra in una situazione difficile; ha bisogno di un sostegno psicologico, che potrebbe essere anche un amico o dei parenti che ti aiutano e ti sostengono. Molto spesso ciò non avviene ed è in questo momento che interviene una famiglia che sostiene, si accolla l’onere, che però credo sia anche un onore, di ospitare un ragazzino nella propria famiglia, magari a tempo determinato, con l’intento di aiutare questo ragazzo fin tanto che si supera il momento difficile. È chiaro che stiamo valutando perché abbiamo assolutamente bisogno di queste strutture, anche se il nostro intento è far sì che una famiglia sia preferita ad una struttura. Comunque sia il nostro riferimento è il CERRIS, in casi di prima emergenza. La famiglia è sempre più sottoposta a grandi fatiche determinate dalla crisi e dall’impreparazione al matrimonio. Ha qualche idea per aiutare le nuove coppie? Bisogna tener presente che l’amministrazione comunale intercede con iniziative proprie, ma molto spesso si avvale di progetti proposti da associazioni di volontariato e cooperative della città. Verona è la città con la maggior presenza di volontari, perché è una caratteristica nostra: saranno le origini ma siamo buoni, anzi, generosi, che è diverso, e meglio. Ci sono corsi per sostegno ai genitori, corsi per famiglie. Abbiamo associazioni che lavorano e una consulta per la famiglia, formata in comune dalle associazioni che seguono i problemi familiari, e da lì è nato un percorso in collaborazione tra il Comune e l’ULSS 20. Non come quello della parrocchia al quale bisogna accedere per ricevere il sacramento, perché stiamo lavorando sulla laicità di questi matrimoni civili, che io stessa celebro. Si vedono le coppie che si avvicinano al momento concentrate e preparate e questa è una delle cause della breve durata di molti matrimoni. Il matrimonio è un legame che deve rimanere tale, chiaro che nella vita succedano degli imprevisti, ma non è detto che non si possa lavorare per evitarli. Verona negli ultimi giorni ha “riscoperto” il problema droga con una serie di arresti e sequestri di ingenti quantitativi di droga. In cosa il suo Assessorato si è reso protagonista nel campo della prevenzione? Più che l’Assessorato ai servizi sociali, noi abbiamo più la parte della cura rispetto alla prevenzione vera e propria. La prevenzione avviene più a livelli scolastici, ed è da lì che si parte. Ovviamente se si mette in parallelo la scuola, essa deve essere abbracciata dalla famiglia, che è il nucleo principale ed è da lì che partono tutti i principi e le buone regole. A volte non basta la famiglia, il dialogo, la presenza e il controllo. Un figlio va seguito ma non controllato a vista, perché è dalla libertà di sbagliare che nascono i più grandi rilanci. L’importante è non sbagliare troppo. Purtroppo nelle scuole, per quanto posso aver visto, la prevenzione non è realmente promossa se non da discorsi preventivi, fatti principalmente nella Scuola Media. Nelle scuole superiori non sembra, ma posso sbagliarmi, che sia promossa la prevenzione. Si potrebbe fare di più, magari con una collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili? Certo. Una volta l’assessorato ai servizi sociali, fino a dieci anni fa, era rivolto al sociale ed educativo, ovviamente andavano abbinati i temi. Tutt’oggi esiste collaborazione, ma con la diversificazione degli assessorati è più difficile ragionare in questi termini. Il comune ha l’obbligo fino alle scuole medie, dopodiché il provveditorato dirige le scuole superiori. Secondo me c’è bisogno di pressare di più, assolutamente. I miei tre figli, adulti e genitori oggi, hanno avuto la fortuna di vivere in un periodo più difficile ma più attento sulla prevenzione che credo debba essere ripresa in mano e discussa più attentamente in classe. L’Assessore allo sport non finanzia più la “Grande sfida” per i ragazzi disabili. Cosa ne pensa? Questa è una precisa scelta politica, magari si poteva tagliare in altri settori. Io non l’ho seguita in prima persona non essendo il mio ambito, ma come sociale l’handicap ha anche la mia delega. Noi contribuiamo alla Grande Sfida nella parte sociale. Io spero che l’assessore possa ripensarci. Non credo che sia un no definitivo e credo che sia piuttosto un momento di riflessione per vedere di contingentarlo. È un periodo difficile dove abbiamo ricevuto meno soldi dallo Stato, in bilancio abbiamo dieci milioni di euro in meno da Roma e quei soldi vanno fatti saltar fuori. Nonostante questo, il lavoro del CSI è molto importante e sono convinta che la manifestazione proseguirà. Gli anziani sono spesso un sistema welfare parallelo delle famiglie. Tempo fa c’era il tavolo dei saggi, oggi quale strumento di confronto usa con la terza età? Noi abbiamo sul territorio diciannove centri anziani disseminati nelle circoscrizioni e sono un bello specchio di ciò che è la società anziana. L’anziano non è più come alcuni anni fa: si sente tale solo ad ottant’anni, difficilmente prima. Non esiste più la parola ”vecchio”, se non in modo dispregiativo. Sto vedendo questo cambiamento e abbiamo la possibilità di confrontarci con tutte le associazioni. Io nel mio piccolo ricevo tutti indistintamente, senza pormi domande che possono condizionare. È comunque difficile avere il monitoraggio della città: si possono avere gruppi che rappresentano la fascia ma non è possibile avere un controllo completo, ciò è impossibile, anche perché approcciano a centri anziani persone di varia provenienza, con storie diverse alle spalle e varie difficoltà. Molti si sono adoperati perché persone con problemi potessero superarli, e questa voglia di dare ed essere disponibili ci aiuta molto ed il lavoro di queste associazioni è importante per il nostro assessorato e la città tutta. Secondo Lei cultura, arte, studio si coniugano bene con il suo Assessorato? Assolutamente. L’arte, la cultura sono gli strumenti che ci consentono di aiutare le famiglie. Stiamo organizzando a breve un programma di arte, spettacolo e cultura, perché sia a disposizione tutto ciò che può far crescere non solo fisicamente ma anche mentalmente e culturalmente le persone. Sappiamo che la cultura è lo strumento che può aiutare i giovani a crescere: abbiamo assolutamente bisogno di cultura, espressa in arte, musica, spettacoli ed attività varie. Quali progetti ha in mente per la famiglia? Con la fantasia mia sarei già oltre, ma è difficile perché i tempi amministrativi sono diversi da quelli che usiamo abitualmente per vivere. Per una piccola procedura bisogna comunque produrre relazioni, portarle in giunta, devono essere condivise, avere copertura economica e in grado di concludersi. Il territorio è grande e noi tentiamo comunque di lavorare a trecentosessanta gradi. Chiaro che quando arrivano proposte mirate che vanno al sostegno della famiglia, noi dell’amministrazione siamo i primi ad essere contenti. Fino a poco tempo fa vi erano lunghe liste di attesa per le RSA (Residenza Sanitaria Assistita). Ora con la crisi vi sono molti posti liberi. Quali possono essere nuovi interventi per aiutare le famiglie con anziani? Noi abbiamo una serie di servizi infiniti: dall’assistenza domiciliare a mille altri tipi, che possono essere per la cura della persona, per la pulizia della casa. I servizi sono molti, però dipende poi dal tipo di patologia dell’anziano. La stessa struttura è diventata molto più elastica, ed è stata studiata apposta per quelle persone che hanno bisogno di essere custodite, c’è la possibilità di un diurno per esempio. Abbiamo anche pasti a domicilio per anziani non completamente autonomi che non possono cucinare per se stessi. C’è una richiesta di denaro proporzionato all’ISEE che questi anziani hanno chiaramente, per far sì che si richieda ciò che è nelle loro possibilità e, non mi stuferò mai di ripeterlo, il volontariato, che aiuta moltissimo. N.B: A dover di cronaca mi sento in dovere di informare sui recapiti per le varie iniziative promosse dal Comune. Il sito del Comune promuove alcune iniziative, ma non tutte, in quanto le stesse sono promosse a loro volta dalle associazionio che le creano. Varie iniziative possono essere viste visitando la pagina Facebook dell’Assessore Leso o il sito del CSV (Centro Servizi del Volontariato).

 

di Michele Marchiori