Alberto Benetti, Assessore all’Istruzione e alle Politiche Giovanili del Comune di Verona

Francesco Biolcati e Michele Marchiori intervistano l’Assessore all’Istruzione e alle Politiche Giovanili del Comune di Verona Alberto Benetti. Al centro dell’attenzione, la scuola, quella di oggi, con le sue possibili e necessarie riforme, e quella Giusta, desiderata dall’Assessore.

Figura molto legata ad A.LI.VE. e grande sostenitore degli eventi dell’Accademia fin dalla sua nomina, avvenuta nel 2007, Alberto Benetti è venuto a trovarci nella nostra sede nel pomeriggio del 25 giugno. Con cortesia, ha affrontato e approfondito alcune delle questioni che stanno molto a cuore ai giovani studenti di questa città.

Francesco: In quanto membro della Giunta Comunale di Verona, ha sempre dimostrato una costante attenzione per lo sviluppo e il percorso personale di ogni studente. Una sua importante iniziativa, giunta al sesto anno, è la Pagella d’Oro: perché è stata promossa? Qual è il suo principale obiettivo?
Nella società odierna la cultura del demerito sembra risultare più attraente e vincente agli occhi dei giovani. Questa iniziativa è stata pensata e promossa, e lo è tutt’oggi, perché ho trovato doveroso portare un contributo a favore della meritocrazia. I giovani che dimostrano senso di sacrificio e impegno devono poter mettere a frutto i propri talenti, non solo in ambito privato, ma anche di fronte ai propri coetanei. Giovani così non devono essere chiusi, ma presi a modello. Ho ritenuto che ci dovesse essere un riconoscimento pubblico da parte dell’amministrazione comunale.

Michele: A questo proposito, in Italia che idea c’è della meritocrazia?
Nelle intenzioni di molti il merito rimane un elemento da valorizzare, ma per i più non è così. Tristemente sono gli adulti i primi a non offrire buoni esempi, specie in ambito lavorativo: non sempre il miglior medico diventa primario di un reparto di ospedale. La zizzania prende il sopravvento sul grano. Se noi irrobustiamo il grano, la spiga soffocherà la zizzania. Questo ci richiama a una cultura del dovere e della responsabilità che è più difficile da accettare, rispetto alla scelta di ciò che più ci è comodo e ci aggrada. C’è oggi un improprio richiamo ai diritti, in quanto si dimentica che sono i doveri a dischiudere i diritti: la vera libertà non è fare ciò che si vuole, ma ciò che si deve.

Francesco: Legandomi al concetto del senso del dovere che dovrebbe guidare anche noi ragazzi, secondo lei è importante lo studio per emergere nell’attuale mercato del lavoro?
Lo è se e quando l’acquisizione delle nozioni scolastiche porta lo studente a trasformare le cognizioni intellettuali in convinzioni morali.

Michele: Questa trasformazione deve essere realizzata esclusivamente dagli studenti o è necessario che anche la scuola si evolva per essere meno nozionistica e più moderna?
Premesso che le intenzioni sono ottime, questa possibilità non sempre si concretizza. La scuola è il luogo privilegiato dove le nozioni sono impartite, ci si auspica quindi che già dalla scuola lo studente, 11 acquisendo uno spessore culturale, si irrobustisca dal punto di vista morale: in questo modo si forma una persona a tutto tondo, un uomo libero che non vacilla di fronte ai primi problemi della vita. Tutto ciò si acquisisce con un’attività didattica seria, unita a una serie di attività integrative ricche di spunti. Senza dimenticare il ruolo fondamentale svolto dai genitori nella formazione del giovane.

Michele: Una provocazione, Assessore (ride, ndr). La tanto discussa riforma della “Buona Scuola” apporta innumerevoli modifiche sotto il profilo organizzativo e meno sotto quello didattico. Lei crede che sia corretto? (Nella data dell’incontro, il 25 giugno, la riforma in questione non era ancora diventata legge, ndr)
Io vorrei avere in mano il testo definitivo prima di pronunciarmi. Un aspetto non esclude l’altro. Nonostante si parli di un notevole calo demografico, i concorsi per il personale docente continuano. Sono uomini e donne che vogliono iniziare a insegnare. Allo stesso tempo, penso anche a chi insegna da anni e vuole proseguire nel proprio lavoro. Tutti gli insegnanti, presenti o futuri, hanno molte aspettative che, a mio avviso, non sono state prese sufficientemente in considerazione. D’altra parte ritengo, però, che si sfugga alla vera questione: per avere una buona scuola, la quale rappresenta lo specchio della maturità di un Paese, si deve prima avere chiaro qual è il pensiero di scuola che vogliamo.

Francesco: Ritiene, dunque, importante avviare un dialogo tra i vertici e la società incentrato sulla scuola intesa dal punto di vista formativo e non meramente organizzativo?
Io ritengo che, in un periodo di crisi come quello in cui viviamo tutti dovremmo essere coscienti e attenti a tale questione, non solo chi ha un figlio che frequenta la scuola, non solo i docenti. Per la rinascita del nostro Paese, ci dovrebbe essere consapevolezza di quanto sia necessario partire da pochi temi e su quelli puntare: mi riferisco alla scuola, alla cultura, ma anche alla sanità e a tutto ciò che costituisce un volano per il lavoro. Bisogna circoscrivere, stilare un programma preciso.

Michele: Le parti più coinvolte nella riforma sono gli insegnanti. Cosa significa al giorno d’oggi essere un insegnante?
Ho un profondo rispetto per gli insegnanti e non mi permetto di definire cosa è o dovrebbe essere: chi lo fa in scienza e coscienza è una persona alla quale la società deve gratitudine. Purtroppo, sempre più spesso non è così, gli status symbol di riferimento sono cambiati. Penso che andrebbe rovesciata tale visione: gli insegnanti di qualità che fanno la scuola sono le vere figure da far emergere.

Francesco: Il degrado degli edifici scolastici è oggetto di lamentele degli studenti che imputano l’attuale stato di abbandono alla Provincia, competente sugli edifici scolastici 13 della scuola superiore. Qual è il suo parere su una questione così delicata nel nostro territorio?
Questo abbandono è la conseguenza di diversi fattori tra cui la schizofrenia di una classe politica che ha perso il senso di fare il proprio mestiere. Infatti, una politica senza senso fa perdere senso alla politica. La popolazione scolastica, composta da insegnanti, personale ausiliario e studenti, dovrebbe lavorare all’interno di edifici adeguati. Se lo stato emana leggi a favore della sicurezza, ma ritarda nell’approvazione delle norme di attivazione o non consente ai Comuni e alle Provincie di sforare il Patto di Stabilità in materia di edilizia scolastica, non possiamo che prendere atto della situazione che abbiamo sotto gli occhi. Basti pensare che le scuole elementari e medie nel Comune di Verona necessiterebbero ogni anno di 4,5 milioni di euro per la manutenzione ordinaria. In effetti, il Comune ha però a disposizione solo 1,3 milioni relativamente alla manutenzione straordinaria. Vi è l’impellente bisogno di un intervento significativo.

Michele: Un accordo nato tra l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Verona, gli Istituti scolastici, le Associazioni e le Istituzioni musicali e che riguarda l’Accademia A.LI.VE. è Rete Musica. Con quale intenzione nasce e qual è per lei il ruolo che la musica ha nell’educazione di un giovane o di un bambino?
Rete Musica nasce da un’idea basata sull’educare alla musica in una città come Verona, che può offrire e che offre grandi sbocchi in questo ambito culturale. Sono convinto personalmente che la musica sia un’espressione della cultura che eleva l’uomo a raggiungere alte vette. La mia generazione non ha vissuto tutta questa musica a scuola, perché non le si dava attenzione. Francesco: Spesso la musica non viene valorizzata, vero Assessore? A scuola non è sufficientemente valorizzata. Per questo ho dato vita alla Marching Stomp Band e con il Maestro Paolo Facincani (Presidente di A.LI. VE., ndr) e altre figure professionali, cerco di far innamorare i giovani della musica: per questo è nata Rete Musica. A.LI.VE. ha dimostrato che cosa vuol dire educare con rigore e con libertà e ha avuto degli importanti riconoscimenti. Due di questi, che l’ha resa una realtà apprezzata in città, sono senz’altro le partecipazioni all’apertura dell’anno scolastico presso il Quirinale a Roma nel 2012 e nel 2014.

Un articolo di Michele Marchiori e Francesco Biolcati