Intervista alla cantante lirica Laura Brioli

Tra i cantanti riunitisi presso la nostra Accademia per studiare insieme alla maestra Bruna Baglioni, c’è un ospite speciale: una giovane cantante in carriera, il mezzosoprano Laura Brioli. Oltre a essere una cantante, anche lei si occupa dell’insegnamento del canto lirico?

Ho cominciato da pochissimo con degli amici a dare qualche consiglio di interpretazione. Con molta umiltà, cerco di dare quello che ho imparato.

E qual è il principale consiglio che suggerisce?

Innanzitutto, ci vuole un supporto tecnico molto importante: da lì si sviluppa tutto quello che è interpretazione e scelta del repertorio. Chi sceglie di affrontare il canto lirico deve ricordare che è un mestiere difficile, serio, lungo, in cui non si bara: bisogna essere molto umili e lucidi su chi si è, su quello che si vuole e sulla preparazione che si ha. È un mestiere che non perdona: se sbagli, paghi.

Con quale opera si è affacciata al mondo della lirica?

Io ho debuttato con le Nozze di Figaro a Sassari nel ruolo di Cherubino a 29 anni. Prima avevo fatto molte altre cose, i miei genitori avevano un albergo. Un giorno è arrivato il canto, il canto lirico. Fin dai dodici anni cantavo in un coro polifonico, ma non avrei mai pensato che sarebbe diventata la mia strada.

Come descrive la sua voce?

Sono un mezzosoprano con facilità in acuto e con lo studio del grave. Nel repertorio lirico ho iniziato con Mozart, Rossini, seguendo un percorso e arrivando a cantare ruoli importanti in Aida, Il Trovatore, Carmen, Werther, Rigoletto, La Gioconda e un’opera difficile per un mezzosoprano come la Cavalleria Rusticana.

Qual è il suo compositore preferito?

Verdi ti insegna a cantare, scrive in modo meraviglioso per la voce, ti porta nelle tessiture più estreme a differenza di altri compositori. Mi piacerebbe esplorare il mondo di Puccini, ma purtroppo per il mezzo non ha scritto nulla di importantissimo: vorrei essere un soprano per cantare Puccini!

E quello più complesso da studiare?

Forse Mascagni, perché ha una scrittura variegata. Di lui ho studiato la Cavalleria Rusticana, la Stella dell’assassino della Parisina. Penso, però, che tutto vada cantato sul fiato, senza estremizzare, per poter interpretare ogni espressione, anche la più drammatica.

Che rapporto ha con il pubblico?

Si canta per emozionare, per dare qualcosa di se stessi. La voce è vibrazione e, quando è modulata bene, è una comunicazione che arriva direttamente anima e corpo allo spettatore. È un rapporto di generosità, di scambio d’amore.

A suo parere, i giovani ascoltano l’opera lirica?

L’opera non è divulgata coi mezzi di comunicazione come altri tipi di musica e per un ragazzo è difficile entrare veramente in contatto con quest’arte. Io ascoltai la prima aria d’opera a quindici anni e rimasi folgorata. Se ce l’hai nel sangue, viene fuori, ma la fruizione di un’opera lirica non è immediata: è come vedere un capolavoro degli anni ’40. Abbiamo una società che è molto veloce, è un mordi e fuggi, ma l’opera è lenta!

Cosa desidera per il suo futuro?

Questa professione ti catalizza totalmente, ma cerco di mantenere un equilibrio con molti altri aspetti meravigliosi della vita come la famiglia, le relazioni e altri progetti. È difficile, ma lo si può fare. Mi aspetto di proseguire nell’opera con serietà e di poter essere anche una brava madre, una buona compagna e una donna completa.

 

di Francesco Biolcati