Intervista al giovane attore Francesco Biolcati

C’è gente che riesce a fare breccia nel tuo cuore e a farti rimanere a bocca aperta solo dopo volte e volte che ti dimostrano ciò che sanno fare. C’è poi gente, più rara da trovare, che, al primo colpo, ti sbalordisce per ciò che fa e per come fa sembrare il suo operato così facile e naturale. È proprio il caso del nostro Francesco Biolcati! Nato a Verona nel 1995, inizia la sua carriera in A.LI.VE. nel 2001 nel coro, ma la svolta arriva nel 2006, quando viene aperto il corso di teatro. Lì Francesco trova la sua vera dimensione e lì riesce a esprimere il suo grande potenziale al meglio.

Oh, finalmente non devo dare del lei, e posso parlarti come amico… Tieniti pronto perché sarà un’intervista lunga e dolorosa.

Sono pronto, spero di essere esauriente nelle mie risposte!

Io credo che la recitazione, come il canto, elevi l’essere umano ad un livello quasi divino, per le sensazioni che provoca… Quando tu sei sul palco, con gli occhi del pubblico tutti su di te, come ti senti?

Orgoglioso e impaurito. Cerco di non pensare a me ma al personaggio che interpreto: lui mi dà sicurezza e soddisfazione, lo preparo minuziosamente. Francesco Biolcati con tutte le sue preoccupazioni resta dietro le quinte a osservare lo spettacolo.

Sono stato sul palco qualche volta con te e ho visto il numero di persone che devi fronteggiare come rappresentante dell’arte… Hai qualche tecnica o metodo per non sentire la paura o la tensione?

La paura è importantissima per chi recita perché rende questa professione più eccitante, più appassionante. Così riesci ad emozionare chi ti guarda e ti ascolta, grazie ad una fronte corrucciata, ad uno sguardo preoccupato e alla tensione che trasmetti: tu impersoni un carattere che prova emozioni, come tutte le persone! Senza la paura gli attori sarebbero solo degli automi costretti a seguire le istruzioni del copione. Ma il teatro non è questo: è improvvisazione, divertimento e soprattutto libertà! Guai a chi non ha paura su un palco!

Ci potresti dire cinque buoni motivi per iniziare a studiare teatro insieme a te e la tua insegnante?

1.Fare teatro è una valvola di sfogo rispetto allo stress della vita quotidiana. 2. Permette di conoscere meglio sé stessi. 3. Penso che avere il teatro nelle vene dia la possibilità di vivere in modo più avvincente ed entusiasmante! 4. Il teatro permette di vivere la vita di altre persone, il che è semplicemente unico! 5. Recitare significa essere felici e rendere felici, se è fatto con grande passione!

Vorresti continuare il tuo futuro nel teatro o vorresti provare il salto sul grande schermo?

(ridacchia Ndr) Addirittura, grazie della fiducia! Non ti so dire. È alquanto difficile il lavoro dell’attore, quindi ritengo che sia importante portare avanti gli studi e prepararsi sempre una via alternativa per il proprio futuro. Purtroppo, al giorno d’oggi, oltre a seguire il cuore bisogna seguire anche il buon senso!

Come il teatro ha cambiato Francesco Biolcati come persona?

Non mi ha cambiato. Il teatro vive in me da quando sono stato concepito! Già da piccolo mio padre mi riprendeva con la videocamera mentre improvvisavo simpatiche scenette in camera mia o a casa del nonno. Lo studio che ho fatto in questi anni, all’interno di A.LI.VE., ha semplicemente dato ufficialità a quest’arte che mi accompagna, in realtà, ogni giorno. Per esempio, mentre studio, fingo di essere il professore che interroga lo studente – sempre il sottoscritto – e che è pronto a sgridarlo ogni volta che sbaglia.

Quando fai audizioni, o ti sono proposti ruoli da protagonista, cosa provi?

Confesso che, nella mia apparente timidezza, sono ambizioso e vorrei spesso dimostrare il meglio di me. Quando devo fare un’audizione non mi agito ma lascio la parola alle mie capacità, in cui ho abbastanza fiducia. Ovviamente non è così facile come sembra!

Tu per A.LI.VE. non sei solo un grande attore ma il principale presentatore di ogni suo spettacolo… Cosa significa per te avere questa fiducia e introdurre splendide voci come quelle dei solisti di A.LI.VE.?

Ne vado fiero, è una grande soddisfazione presentare i giovani talenti della nostra accademia durante i concerti. Penso che sia un esempio della professionalità che viene dimostrata in ogni spettacolo di A.LI.VE.. Sono anni che ho questa opportunità e fin da piccolo ricevevo molti complimenti e talvolta ero definito anche un piccolo Pippo Baudo. Grande Pippo! Un vero presentatore, a differenza di quelli che girano oggi sul piccolo schermo…

Ultimamente hai fatto anche qualche intervista, com’è stato intervistare una figura importante per la musica lirica come Bruna Baglioni e i solisti durante il concerto a Peschiera del Garda?

Gratificante, ma non semplice. Bisogna trovare le domande più appropriate per non diventare banali… Scommetto che mi capisci. Sono stati tutti molto disponibili, in particolar modo la cantante Laura Brioli e la maestra Bruna Baglioni, una delle più celebri voci della lirica, ma una persona molto umile.

Guarda, abbiamo finito, non sono stato così cattivo, non puoi nemmeno lamentarti… Anzi, ti dirò, ti faccio anche i complimenti e gli auguri per la tua carriera!

 

di Michele Marchiori