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Olga Verlato, Alice Segala e Carolina Magaglio durante l’esibizione al saggio in A.LI.VE.

D: Elena, tu hai cantato quattro diverse artiste: in quale ti rispecchi meglio sotto l’aspetto vocale e personale?

ELENA: Norah Jones, mi piace un sacco il suo modo di cantare il blues, così intimo, così arioso… La amo da sempre.

D: In questi due concerti hai cantato brani di artisti purtroppo poco conosciuti o poco apprezzati dai giovani. Preferisci solo questi generi o altri generi musicali come il rock e il pop?

OLGA: Certamente amo i pezzi pop e rock, soprattutto quelli che di stagione in stagione popolano le playlist del momento. Mi piace ascoltarli in macchina in compagnia. Quando però scelgo un pezzo da cantare tendo ad orientarmi maggiormente su brani meno noti, spesso legati al genere blues. In questo modo posso sfidare me stessa e imparare ogni volta qualcosa di nuovo. Potremmo dire che questi sono i due binari principali su cui scorre la mia passione per la musica.

D: Yashal significa ”Evviva la vita”, in che modo la musica ti aiuta a stare meglio?

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Da sinistra: Olga Verlato, Matteo Rudari, Giada Nicolis, Enrico Pellizzoni, Elena Canovo e Agnese Mela alla fine di un concerto

GIADA: È un distacco dal mondo esterno, da tutti i problemi, le ansie, la gente. Siamo solo io e la mia canzone. E poi il cantare in pubblico mi ha dato tanto sicurezza che sicuramente uso anche scesa dal palco.

D: Quale delle tre canzoni che hai cantato ti è più piaciuta e perché?

ENRICO: In questi due concerti mi è piaciuto interpretare tutti e tre i brani, tra cui il duetto con Carolina, poiché in questo modo ho avuto la possibilità di confrontarmi con una solista che ha molta più esperienza di me. Tuttavia quella che ho preferito maggiormente è stata “When I was your man” di Bruno Mars. È un brano di cui mi sono subito innamorato. Forse per il fatto che a volte piano e voce creano un’atmosfera unica in tutto e per tutto! Inoltre, quando ho letto il testo per la prima volta, l’ho trovato molto intenso e profondo e questo non mi capita spesso dato che il più delle volte rimango un po’ deluso quando leggo un testo per la prima volta. Perciò sono proprio testo e musica insieme che mi trasmettono emozioni forti ogni volta che ascolto questo brano ed è per questo che mi piace molto.

D: Hai cantato una canzone che ha dominato, e sta dominando, le classifiche. Qual è per te la cosa essenziale per stare bene?

AGNESE: Sapere che la persona più importante che ci sia (mio padre) mi dia la forza per andare avanti sostenendomi nei momenti difficili con il suo affetto che per me è essenziale!

D: Hai cantato una canzone con un testo molto profondo “Mad World”. Cosa credi che renda questo mondo pazzo, sia nel senso buono del termine sia in quello negativo?

ALICE: Secondo me non c’è un senso positivo. Sono un po’ filosoficamente pessimista nel dire questo ma il mondo è pieno di pregiudizi, di false credenze, di stereotipi. In questo mondo c’è poco spazio per il genio, per l’altro, per ciò che è vario. Almeno io la vedo così.

D: Nella canzone ”The Climb” si fa riferimento ad una scalata. Come ogni scalata è dura arrivare in cima, ma poi dall’alto tutto è più bello. Quale credi sia la cosa per cui lottare e arrivare in cima alla tua scalata della vita?

CAROLINA: La cosa per cui lottare per arrivare in cima alla mia scalata nella vita è rimanere sempre me stessa, è difficile rimanere fedeli ai propri valori in un mondo improntato prevalentemente sull’immagine che gli altri hanno di te. La mia scalata, il mio obbiettivo è quello di rimanere sempre me stessa e non cambiare per nessuno.

D: La tua vocazione principale è per il musical, quali emozioni ti suscita poter esserne protagonista?

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Jacopo Bertoni

JACOPO: Quello che veramente conta non sono le emozioni che provo io, quanto il legame che si crea tra il pubblico e il cantante. Essere il protagonista di un musical vuol dire aver l’occasione di raccontare una storia tramite il proprio canto e a volte trasmettere anche un messaggio, come ad esempio nell’opera rock “Sir Arthur”. L’emozione più grande è probabilmente quella di sentire che il pubblico è entrato in contatto con il tuo personaggio, che lo capisce, che è d’accordo o meno con le sue scelte, insomma che non lo vede più come una semplice figura su un palcoscenico ma qualcuno che ormai conosce.

di Michele Marchiori