IMG_2192In una calda sera di maggio, Michele Marchiori intervista il Maestro Bepi De Marzi, compositore e organista famoso nel mondo.

È il 9 maggio 2015. Per il Coro Costabella di Pacengo ricorre il decimo anniversario dalla nascita e per festeggiare è stato organizzato un concerto a Lazise con I Crodaioli di Bepi De Marzi, un grande compositore che con i suoi canti ha ispirato sia la nascita del Coro Costabella stesso sia una grande amicizia tra i coristi, che cantando e passeggiando per le montagne si sentono in famiglia.
Perché il canto corale di ispirazione popolare crea un legame indissolubile tra chi lo canta e chi lo ascolta. Un legame di amicizia, lealtà, storia, tradizione.

Proprio sulla storia e sulla tradizione alpina si basano molti canti della serata: Benia CalastoriaVolano le Bianche, Notte Seria, Il Ritorno. Tutti quanti popolari, la maggior parte in dialetto.
«Quando un musicista suona musica popolare non ha filtri» spiega Paolo Facincani, Maestro del Coro Costabella e Presidente di A.LI.VE., che continua: «La musica colta è ormai troppo lontana dalle persone e dalle nostre abitudini, quella popolare è vicina invece e la si esegue col cuore perché fa parte del nostro quotidiano».
Dopo una serata con una Chiesa di Lazise gremita di spettatori, il concerto termina con il canto (a cui si unisce anche il pubblico) Signore delle Cime di Bepi De Marzi, che ora andiamo a conoscere.

Caro Maestro, al giorno d’oggi qual è secondo lei la situazione del canto popolare in Italia?
Premetto e chiarisco che i nostri cori non fanno canto popolare, ma di ispirazione popolare. Poi ci sono quelli che credono di fare polifonia moderna e invece imbastiscono dissonanze senza alcuna voglia di raccontare le emozioni della vita come invece facevano i grandi polifonisti. Il canto popolare non esiste più. L’ultimo a cercarlo è stato Dino Coltro che nella Bassa Veronese ha trovato gli ultimi sospiri della vera espressione del popolo. Ma ho ancora in mente il suo funerale con musiche ignobili.

In Benia Calastoria lei parla di un uomo che da emigrato torna a casa sua, in Nokinà ricorda un tremendo genocidio di innocenti, ne Il Ritorno parla della guerra… Molti temi dei suoi canti sono oggi più attuali che mai… 
Vivo costantemente nell’impegno di dire la verità su tutto. I miei maestri di vita, oltre ai miei genitori, Mario Rigoni Stern, David Turoldo, qualche sacerdote coraggioso, ma anche i miei insegnanti non solo di musica, mi hanno sempre spinto a rispettare la memoria con la forza della quotidianità. Ho sempre lavorato tanto. Confesso di non avere mai perso tempo: non conosco nemmeno le carte da gioco.

Nel corso della serata ha più volte ricordato la festa della mamma. In un passato concerto alla Chiesa di Pacengo abbiamo avuto modo di conoscere suo fratello, che ci ha raccontato dei simpatici aneddoti sulla vostra infanzia. Che rapporto ha e ha avuto con la sua famiglia?
Mia mamma era milanese e ci ha dato il senso della fantasia della metropoli, il suo tessuto sociale. Mio papà, invece, era un veneto pacifista. Genitori fantastici, posso dire: sono loro che hanno scelto per me il mestiere della musica. Un’ altra figura importante è lo zio Marcello, che è stato per molti anni l’organista di Santa Anastasia. Era anche amico di D’Annunzio, che chiamava: “quel matto che pensa solo a se stesso”.

Durante il concerto ha anche esclamato: «Il colore del cielo è il colore degli occhi della Madonna». Lei ha composto molti canti dedicati alla Madonna, da Ave Maria a Maria lassù, per citarne un paio. Qual è il suo rapporto con la fede e con la Chiesa?
Non credo che Maria di Nazareth avesse gli occhi azzurri… ma mi piace dirlo. Sono stato educato alla fede dai miei genitori. A dodici anni ho cominciato a suonare in chiesa nei Fioretti di maggio. Poi, per lunghi anni, ho svolto il servizio di organista ogni domenica. Quando è arrivata la messa domenicale del sabato ho però cominciato a dubitare sul senso della Comunità nel Giorno del Signore. Quando sono arrivati i canti del Dopo Concilio ho cominciato a soffrire davanti a tanta banalità. Ora, e non solo intimamente, chiedo scusa alla mamma di Gesù per ciò che le fanno dire o fare. Oggi il mio rapporto con la Chiesa è solo una delusione che mi fa soffrire.

Un altro legame molto forte è quello con la montagna. In merito alla decisione del Governo di abolire il Corpo Forestale dello Stato ha affermato che tra tutto ciò che si può abolire si decide di abolire la protezione della natura e della poesia…
Diceva Mario Rigoni Stern che “quando aboliranno il controllo sulle foreste e i prati saremo pronti alla catastrofe”. La poesia del vivere osservando le stagioni non sempre è stata capita.

Vede qualche speranza per la poesia e per la cultura tradizionale in Italia?
Purtroppo siamo sommersi dai poeti del sabato, che pubblicano libri e libretti che nessuno legge. La poesia non è questa esibizione.

L’abbiamo sentita parlare con molta emozione della “solitudine del montanaro, che va vissuta per essere capita”. Molte sue canzoni, prima fra tutti Signore delle Cime, hanno come tema proprio la montagna e gli alpini. Come è nata in lei la passione per la storia alpina e per la montagna?
Considero gli alpini dei generosi che si sforzano di essere sereni per comunicare speranza e serenità. Mi piacciono meno quando si mettono sull’attenti. La montagna, oggi, più che praticata, dovrebbe essere difesa dall’assalto dei distruttori del silenzio e dell’armonia; difesa dagli aggressori, dagli sfruttatori, come per esempio i cavatori. Basti pensare a cosa si sta facendo in Lessinia. Gli ultimi veri montanari sono sopraffatti, umiliati, mortificati, incompresi. E io mi sento uno di loro.

Un articolo di Michele Marchiori

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CORO COSTABELLA

Il Coro nasce nel 2005 dalla passione di pochi amici per la Costabella, sul Monte Baldo. Con la direzione di Alessandro Bonatti, nel CD Il Nostro Canto viene riassunto il primo periodo del Coro Costabella, improntato nell’amore per la montagna. Alcuni fondatori vengono a mancare nei primi anni, ma nuovi cantori arrivano. Il Coro è adesso diretto da Paolo Facincani, fondatore e presidente di A.LI.VE., le cui voci bianche sono ogni anno impegnate nelle opere del Festival dell’Arena di Verona. Anche il Coro Costabella è diventato col tempo sempre più raffinato e rigoroso nelle proprie esibizioni.

CORO CRODAIOLI e BEPI DE MARZI

Il Coro I Crodaioli propone da sempre le composizioni del suo direttore Bepi De Marzi. Per le Edizioni Curci di Milano ha pubblicato e registrato 9 raccolte e 2 recentissime Antologie. Per la Casa Musicale Carrara di Bergamo, con l’organista Francesco Finotti, ha registrato Salmi, Inni e Cantici nelle versioni poetiche di David Maria Turoldo con le musiche di Passoni e De Marzi.
Bepi De Marzi si considera cittadino del mondo. Insegnante di Conservatorio, organista e clavicembalista de I Solisti Veneti, ha pubblicato, oltre a 150 canti di ispirazione popolare, 5 raccolte di musica didattica per la scuola materna ed elementare. Compositore di musica sacra, è stato chiamato dal frate poeta David Maria Turoldo a collaborare per il decoro della liturgia.

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LO SAPEVATE CHE…?

20140112_110045Nel corso dell’intervista Bepi De Marzi ci ha parlato del rapporto di amicizia dello zio Marcello con D’Annunzio. Ecco, noi vi sveliamo una curiosità che in pochi conoscono: D’Annunzio fece una donazione di 15 mila Lire alla Basilica di San Zeno di Verona per il restauro di dipinti e delle vetrate dell’arco trionfale.

Nella foto accanto, l’epigrafe con i ringraziamenti a D’Annunzio per la sua gentile donazione.