_8BN1963In questa intervista vi presentiamo Lara Perbellini, le cui mani e la cui fantasia disegnano e creano gli straordinari costumi del mondo di A.LI.VE. 

Allontanarsi dal vortice del mercato della moda: questa è la vera sfida in un momento di globalizzazione e  consumismo. Imporre non solo il proprio stile, ma ciò che rappresenta il disegno, l’abito, il costume, non solo nelle lussuose passerelle mondiali, ma tra le persone, in strada, nei quartieri. 

La nostra brillante e disponibilissima Lara Perbellini, costumista di A.LI.VE., si racconta, ridefinendo la moda oggi, nella ricerca continua della quotidianità e della persona. 

Ringraziamo Lara per averci dedicato il suo tempo, comunicando da Roma, dove la impegna un importante corso di sartoria.

Quando e come nasce la moda nella tua vita?

Mi è difficile dire quando e come è nata questa passione. Sin da ragazzina mi affascinava l’idea che un pezzo di stoffa, un involucro indossato potesse provocare spavento, risa, imbarazzo o reverenza. Mi pareva una bella magia poter con un abito far diventare la stessa persona un ricco, una fata, un notaio, una contadina o un mostro.

Dopo il liceo ho deciso di frequentare l’Istituto Europeo di Design. Sono stati tre anni  di immersione completa in una Milano strabordante di moda, in cui la pubblicità era ossessiva e ricopriva sistematicamente stabili storici, strade, stazioni. Insomma, si sostituiva, dove poteva, al paesaggio. Negozi di moda ovunque, sfilate e uffici con donne e uomini cronicamente stressati sempre a rincorrere il Nuovo, la Novità per nutrire un mercato mai sazio, perché i bisogni lo inducono.

Arrivata al termine degli studi, sono subito partita per Parigi in cerca di un “Creare” di sostanza e non solo di forma.

Parlaci della tua esperienza in Francia…

Ho trascorso sette anni in Francia. Sono partita senza sapere la lingua, come ragazza alla pari in una famiglia che in cambio di babysitting giornaliero, mi dava vitto, alloggio e pagava una parte del corso di civilizzazione francese della Sorbona, dove ho imparato: grammatica, fonetica, geografia, storia delle idee, storia dell’arte francese, ecc.

Dopo aver raggiunto un livello di lingua sufficiente per poter lavorare, ho accettato diversi impieghi, lontani dalla moda, come la fioraia o la cameriera.

E poi cosa è successo?

Dopo un primo stage presso Tatiana Lebedev, una piccola creatrice parigina,  ho vinto una borsa di studio per specializzarmi in “Realizzazione di costumi storici”. Il passaggio dallo stilismo al costume è stato naturale perché mi avvicinava maggiormente all’idea di un abito che raccontasse una storia e che fosse definitivamente sganciato dal mercato.

Al termine del corso sono stata subito presa nell’atelier costumi della televisione francese, dove ho lavorato per 5 anni creando i costumi per il corpo di ballo di diverse trasmissioni. Qui, mi sono fatta contatti che mi hanno permesso di lavorare ininterrottamente per 7 anni.

Cosa consigli ai giovani di oggi che desiderano lavorare nel campo nella moda? Quanto è importante l’esperienza all’estero?

Parigi è stata un’esperienza fondante nella mia vita. Mi è servito molto capire cosa significa essere “straniero” e mi è servito molto stare lontano dal mio Paese per imparare finalmente ad amarlo. In un momento storico come questo mi sento di dire a chi desidera lavorare nel sistema moda, di mettere in conto delle esperienze all’estero, perché la filiera di produzione è talmente globalizzata che non ho coetanei-colleghi che non abbiano per esempio capi svedesi, produzioni in Turchia e negozi e clienti arabi.

Sappiamo del tuo impegno nel carcere di Verona. Sono giovani come noi che per un motivo o un altro sono finiti in situazioni scomode…

L’esperienza di teatro-laboratorio, che da due anni seguo nel  carcere di Montorio, è per me un’opportunità unica e a me molto cara. Affianco Renato Perina, regista-attore formidabile, che mi ha chiesto di lavorare a modo suo, ovvero uscendo dai manierismi del mestiere e dai canoni di bellezza comuni, dai cliché del grande teatro. Mi disse che avremmo lavorato non su personaggi, ne su una storia, ma pensando gli abiti per delle persone reali, che avrebbero rispecchiato l’umanità del soggetto che interpreta se stesso, puntando a una bellezza ridotta all’essenziale, mirando il più possibile alla Verità.  è prezioso per questi ragazzi, che nel luogo in cui scontano la pena per il reato commesso, possano dimostrare a loro stessi in primis, d’essere capaci di fare anche cose belle e alte come il teatro e la poesia.

Da quanto tempo lavori con A.LI.VE.? Cosa pensi di questa iniziativa completamente indirizzata ai giovani?

Lavoro per A.LI.VE. da 5 anni. Penso sia una realtà che permetta concretamente a bimbi e ragazzi di sviluppare doti musicali e artistiche, dando loro, inoltre, l’opportunità di capire che cosa stia dietro uno spettacolo o un concerto: maestri, prove, attese, errori, ancora prove, sudore e solo infine gli applausi.

Io sono profondamente ammirata e grata a Paolo e Rosalba per la fiducia e l’autonomia che mi hanno accordato sin da subito. La loro è una bella coppia, capace di dare sul serio spazi, importanza e opportunità concrete di crescita ai giovani.

I costumi de L’oste in mezo ale done hanno fatto un grande successo. È stato difficile trovare i capi adatti? Come lavori nella ricerca degli abiti?

I costumi per la scorsa opera sono stati piuttosto semplici da realizzare. Il regista Marco Pomari, mi ha lasciato carta bianca, per cui ho cercato, come sempre, di portare diverse possibilità d’abito a ciascun interprete. Questo perché lavorando, ho capito che i ragazzi, come i professionisti, quando mettono un costume devono sentirsi a loro agio, devono sentirsi curati da me, sereni e sicuri, contenti di ciò che indossano, sia che debbano interpretare la parte del ricco che quella del povero, il protagonista o la semplice comparsa. Il mio ruolo è fare si che l’abito sia qualcosa che arricchisce il personaggio, non che lo limita.

Un articolo di Elisa Beverari

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perbelliniCHI È LARA PERBELLINI?

Nasce nel 1982, si diploma in “Fashon Design” presso l’Istituto Europeo di Design di Milano nel 2003. Nel 2004 inzia a lavorare a Parigi come assistente stilista per la creatrice russa Tatiana Lebedev ed in seguito per la linea di prêt-à-porter “Theatre de la Mode”. Nel 2005 inizia la collaborazione come costumista per la compagnia di teatro fisico “Pas de Dieux” e per la casa di produzione parigina indipendente “In amour films”. Nel 2006 vince una borsa di studio per partecipare al corso di specializzazione, rivolto solo a professionisti già inpiegati nel mondo dello spettacolo di “Taglio e realizzazione di costumi storici” organizzato dall’ente Greta, Parigi. Dal 2007 al 2009 lavora negli atelier degli studi televisivi di TF1 per il varietà “Star Accademy” come assistente delle costumiste Cathy Lonteujoul e Laetitia Locci realizzando i costumi per il corpo di ballo del coreografo Kamel Ouali. Nel frattempo, realizza costumi per vari spettacoli di danza come “Motown Show” per le coreografie di Nancy Mariclaire, per lo spettacolo musicale “RFM PARTY 80” messo in scena al Teatro La Cigale di Parigi e per varie pubblicità (Kinder delice, Phintalgique etc). Nel 2009 rientra in Italia per collaborare con l’atelier di “Dora Costumi”, dove si realizzano costumi per il circo, compagnie teatrali, pubblicità, servizi fotografici, gruppi di rievocazione medievale e case di produzione di videoclip. Dal 2009 collabora con Alive come costumista per gli spettacoli di “Sir Arthur”, “New Orleans” e “Un re, un papero, un nano”.