Due ore insieme a giovani musicisti in fiore

Sabato 18 maggio 2013. Il tempo fuori è molto strano, non si sa se continuerà a piovere come negli ultimi giorni, o se ci sarà una tregua, e il sole tornerà a fare capolino nel cielo. Di tutto questo nessuno dei giovani musicisti se ne importa. A loro interessa solo il loro saggio, dimostrare a mamme, papà, nonni, zii e parenti che il loro anno passato ad A.LI.VE. non è stato tempo perso a far nulla, con A.LI.VE. hanno studiato moltissimi brani, dal ” V alzer Imperiale” di Strauss al ”Love me tender – Anne Lee” di George Poulton, per arrivare anche al ”Lago dei cigni” del maestro Ciaikoswki. Le maestre hanno condotto un anno degno delle maggiori accademie artistiche, e per questo un applauso particolare va fatto alle maestre Beatrix Kapolcsi, per la chitarra, e Marianna Casola, per il pianoforte. Prima di iniziare con lo spettacolo mi intrattengo un po’ nel corridoio, e ho così occasione di fare un paio di domande a due mamme, in attesa dello spettacolo dei loro ragazzi.

D: Come vede A.LI.VE. per i suoi figli?

Marlis (madre di Maddalena): Mi piace molto l’approccio alla musica che l’accademia ha. Serio e semplice, e mi piace molto la maestra a cui Maddalena si è molto legata. E da quest’anno con prove a più strumenti sono più contenta per la crescita di mia figlia, che ha modo di fare maggiori esperienze.

Enrica (madre di Sara): Sicuramente è una cosa molto positiva per la nostra esperienza, perché A.LI.VE. è proprio un gruppo sano. Ed è una bella esperienza di vita, di cultura… Un po’ di tutto insomma! Io la vedo proprio come una bellissima esperienza, Sara è qui da quattro anni e questo modo di fare gruppo tutti insieme è una cosa molto positiva ai miei occhi.

D: E lei come ha conosciuto A.LI.VE.?
Enrica (madre di Sara): Mah, è stata veramente una casualità, io lavoro all’Istituto Don Calabria e qualche anno fa, alla Gran Guardia in una serata di galà cantò il coro A.LI.VE., e lì sentii questo gruppo di ragazzi e rimasi sorpresa. Poi Paolo venne in ufficio, e gli chiesi cosa bisognava fare per entrare nel coro, la sua risposta è stata: «Voglia di cantare!», poi fece il provino a mia figlia e da lì è partita quest’avventura, che stiamo portando avanti da quattro anni. Insomma, possiamo capire che A.LI.VE. riceve consensi non solo dai ragazzi, che vivono le esperienze che A.LI.VE. offre, ma li riceve anche dai genitori, che dell’Accademia si fidano, e vedono in essa non solo un luogo sicuro per i loro figli, ma anche una campana di vetro, all’interno della quale si respira solo arte, musica e cultura, e tiene fuori tutto lo smog del mondo esterno.

I ragazzi provano le loro canzoni, appoggiano gli strumenti, chiedono consigli alle maestre. Poi il tempo stringe, il saggio sta per iniziare, così si rinchiudono nelle loro stanze, si preparano, si concentrano e svuotano la testa da ogni ansia o preoccupazione. Una frase della Maestra Casola è emblematica: «Non c’è bisogno di grandi parole o presentazioni, il saggio parlerà da sé». Arriva il classico ”In Bocca al Lupo!” del maestro Facincani, e mentre i minuti che dividono quei momenti dal loro ingresso diminuiscono, io faccio qua e là qualche domanda ai ragazzi.

D: C’è qualche chitarrista al quale vi ispirate o che prendete a esempio?

Ragazzi di Chitarra: No, non ne abbiamo nessuno in particolare, però le maestre guardano o imparano alcune tecniche o movimenti da chitarristi famosi e ci trasmettono i loro insegnamenti e i loro segreti.

D: Quali emozioni vi dà la chitarra sia quando la suonate che quando la ascoltate?

R: Le emozioni sono pressoché uguali e il suono è molto bello perché può essere dolce e leggero, ma anche duro e graffiante quando si suonano le note basse, è uno strumento molto versatile e fantastico da suonare.

D: Il pianoforte è uno strumento molto bello ed immortale nella musica: voi lo preferite da solo o accompagnato da una voce?

Ragazzi di Pianoforte: Il pianoforte suona meglio con altri strumenti e con belle voci che gli cantano insieme. È molto bello quando accompagna altri strumenti come la chitarra, il violino o il clarinetto.

D: Credete che suonare il pianoforte vi abbia cambiato come persone?

R: Ci ha reso di sicuro più forti, più sicuri nella vita di tutti i giorni e, oltre ad essere una cosa molto rilassante, è una cosa di cui siamo fieri e che portiamo alta nella nostra vita.

Marianna Casola (maestra): Di certo sono diventata molto più sicura, alla loro età ero timidissima, volevo sparire, mai apparire davanti agli altri e ho scelto proprio ciò che era più opposto al mio carattere, ma tutto questo mi ha aiutato moltissimo. Ho imparato a conoscermi molto e il pianoforte mi ha insegnato molto su me stessa, perché è un grande specchio nel quale riflettersi.

È il momento di entrare in scena per i ragazzi, così mi accomodo in sala. Il Maestro Facincani li introduce così: «È un’attività molto importante per la crescita dei ragazzi. Per la prima volta suonano insieme. Ringrazio le maestre per le trascrizioni e come hanno seguito i ragazzi. Vi chiedo una cosa: entrate nei loro dettagli, che per loro fanno parte di un mondo molto grande, perché nell’era dei computer la musica è una comunicazione non verbale veramente bella.

Si inizia! Le sedie sono tutte occupate, non c’è un posto vuoto, si vedono grandi, piccini e cani al guinzaglio rigorosamente in silenzio. Lo spettacolo parte, il pubblico è attento, moltissimo, e l’alchimia si va creando pian piano. I ragazzi suonano, vengono introdotti, si inchinano, e le maestre li accompagnano fiere del loro operato. Ogni brano eseguito è un successo. Il pubblico apprezza la difficoltà di alcuni brani suonati da musicisti così giovani. Al termine i genitori si riuniscono nell’atrio e le parole spese non sono altro che complimenti ai ragazzi e alla loro preparazione. Chi li definisce molto preparati, chi elogia le maestre, insomma, i ragazzi hanno avuto successo. È il primo anno di musica d’insieme per i giovani musicisti, l’esperienza è sembrata molto buona, sarà ripetuta e sarà ripetuta proprio come le emozioni che i ragazzi fanno, e faranno, provare alla gente, al loro contatto con i loro strumenti.

 

di Michele Marchiori