Intervista a Umberto Bonani, Presidente del Circolo del Jazz di Verona

Salve sig. Bonani, una domanda a brucia pelo, conosceva A.LI.VE prima del ”New Orleans” portato in scena il 30 maggio? Come ha reagito alla carica che noi ragazzi, abitualmente, esprimiamo?

Conoscevo il vostro gruppo solamente attraverso vari articoli apparsi sulla stampa in occasione di altre vostre esibizioni. Purtroppo quando avete programmato New Orleans in Cortile Mercato Vecchio io ero assente da Verona e non ho potuto assistervi. Per quanto riguarda voi ragazzi devo dire che mi avete letteralmente stupito sia per la vostra bravura, sia per la carica di entusiasmo che ha impregnato tutta la performance.

…e poi, pian piano, la musica, diventa una musica di sottofondo.” Così Marco Ongaro, in New Orleans, definisce la perdita di valori che la musica sta subendo ultimamente. Cosa ne pensa di giovani che, come noi, fanno della musica uno stile di vita e uno stendardo da portare alto nella vita quotidiana?

Se pensi che la musica jazz ha scandito tutte le fasi più importanti della mia vita, sia felici che tristi, puoi facilmente capire che essa per me non è un sottofondo, ma ha avuto sempre una rilevanza basilare. Spererei che così fosse anche per i giovani i quali, nella maggioranza dei casi, ascoltano della “roba” che con la vera musica ha poco o nulla da dividere. Tutto questo porta ad una visione impoverita del messaggio che la musica seria (jazz o classica) vuole dare sia dal punto di vista emozionale che culturale.

Crede che le frequentazioni da parte dei giovani di un luogo importante come il Circolo del Jazz siano una cosa positiva?

È evidente che la frequentazione di un Circolo come il nostro potrebbe favorire grandemente la maturazione cognitiva e l’educazione al bello. Purtroppo questo non avviene perché noi agiamo in un ambiente che i giovani vedono con diffidenza.

Come crede che le manifestazioni di arte e cultura dei giovani debbano essere promulgate, promosse ed aiutate da parte di chi ha il potere di fare ciò?

Credo che bisognerebbe trovare uno spazio adeguato a svolgere un’attività didatticamente così importante. Si dovrebbe anche far capire che questo tipo di musica ha la medesima dignità di quella denominata “seria” e di conseguenza va rispettata ed ascoltata con attenzione e con l’intento di farla diventare un vero bagaglio culturale.

Passiamo a parlare un po’ dello spettacolo… Si sono potuti sentire vari commenti durante l’atto: chi rideva, chi non chiudeva gli occhi per non perdere nessun movimento, chi addirittura commentava e si immedesimava nella storia… Cosa crede abbia colpito il pubblico? Cosa ne pensa dello spettacolo?

Anch’io sono rimasto molto colpito dalla reazione dei miei associati i quali si sono copiosamente congratulati con me per aver proposto questo evento come chiusura dell’anno sociale. Inoltre è stata molto apprezzata la stretta vicinanza del pubblico con gli attori. Questo ha fortemente esaltato il senso di attiva partecipazione allo svolgimento della rappresentazione.

Il messaggio che New Orleans vuole mandare al pubblico è difficile, ed è un messaggio molto impegnato, Lei e gli altri soci cosa avete carpito da questo spettacolo?

Negli ultimi tre anni sono stato a New Orleans ben due volte e ne ho gustato il fascino dell’atmosfera magica che ancora la avvolge (anche se dopo Cathrine sono subentrati molti motivi inquinanti extra jazzistici), e devo dire che molte cose dette da voi ed i brani musicali che avete scelto ben si adattano alla realtà della situazione locale. Per le altre persone presenti quella sera non posso rispondere ma, da quello che ho sentito, ci sono stati molti motivi di emotiva partecipazione.

New Orleans è un viaggio attraverso la Louisiana del 1913, periodo nel quale nascono generi indelebili della musica, che sono però molto difficili da suonare e cantare al livello che essi meritano… Come crede che i Ragazzi del Coro A.LI.VE., i Solisti e la Storyville Jazz Band abbiano gestito le canzoni?

Considerando che il vostro è un gruppo formato da giovani talenti in crescita credo che non ci si potesse attendere di più. Siete stati bravissimi. Gli amici della Storyville hanno, come al solito, dimostrato la loro grande passione e la loro maestria nel gestire le splendide musiche proposte.

Ci strappi una previsione: come crede che A.LI.VE. possa reagire alla prossima messa in scena di New Orleans su un palco del calibro del Teatro Romano e con un musicista immenso come Lino Patruno?

Il contesto del Teatro Romano e la partecipazione di Lino Patruno daranno, a mio avviso, un ulteriore stimolo a portare avanti questo vostro splendido e meritevole programma.

 

di Michele Marchiori