La veglia di pentecoste con il coro A.Li.Ve.

A.LI.VE. non punta solo a creare e formare giovani artisti e talenti, A.LI.VE. vuole creare e togliere dalla massa una generazione di nuovi giovani, diversi da quelli comuni che hanno perso ogni senso della vita. Nuovi giovani con veri e sani valori. E la fede, o almeno il rispetto per essa, è una di questi valori. E questo è un fatto tangibile. A dimostrarlo, la convocazione, da parte di Monsignor Antonio Finardi a cantare alla messa per la Veglia di Pentecoste sabato 18 maggio presieduta da Sua Eccellenza il Vescovo Giuseppe Zenti, con annesse cresime. Il Duomo è stata una cornice perfetta. La sua maestosità, il suo sfarzo e la sua imponenza non hanno fatto altro che aumentare il rimbombo non solo delle voci di Martina Zoppi (interprete ispirata del ” Veni Creator Spiritus” un inno gregoriano ndr), e Francesco Bertoni, che insieme hanno interpretato l'”Ave Verum” di Karl Jenkins a fine celebrazione, dei ragazzi del Coro Giovanile che insieme hanno cantato ”Regina Coeli” di Antonio Lotti, o del Coro di voci bianche che ha eseguito i brani liturgici, ma anche della solennità e dell’importanza che la serata racchiudeva in sé. L’abside dove il Coro A.LI.VE. è stato concentrato si è rivelato essere un ottimo punto, dal quale ogni ragazzo poteva essere visto dai fedeli e dal quale i ragazzi sembravano essere stati incorniciati, come fossero angeli celesti in un dipinto sacro. Data l’importanza e il luogo dove l’evento ha preso parte, gli applausi si sono potuti liberare solo alla fine della cerimonia. I fedeli, al posto di uscire, sono venuti verso l’abside, complimentandosi con tutti i ragazzi e chiedendo ogni tipo di recapito, per sapere di più delle attività artistiche dell’Accademia e avere maggiori contatti. Ogni persona che si è complimentata però non ha potuto fare nulla al confronto delle sensazioni di soddisfazione, piacere e orgoglio, che sono pervenute in noi all’arrivo del Vescovo, che si è complimentato prima direttamente con Martina, definendo la sua voce angelica, e poi con tutti i ragazzi, per l’energia, la passione, la grinta e l’amore che, come sempre, A.LI.VE. ha in sé e fa arrivare a tutti quelli che la circondano. La SS Messa nella nostra bella cattedrale non deve essere presa solo come una partecipazione fine a sé stessa di un evento religioso, ma deve essere vista come una rivalsa dei giovani nei confronti delle società e delle istituzioni, che dei giovani poco si fidano, e in loro poco confidano. La società contemporanea, impersonificata in una comunità che non si limita ad essere solo Stato, ma anche credo religioso, con le sue gerarchie, le sue tradizioni e i suoi modi tramandati da generazioni, e non modificabili per il rispetto che viene portato loro da anni, se non secoli, non aiutano di certo l’avanzamento in società, nella vita e nel mondo delle nuove generazioni. Nuove generazioni che sono il futuro del pianeta ma che, purtroppo, se non vivono un presente ricco di stimoli, partecipazioni attive e tangibili del rispetto e della fiducia che andrebbero posti in loro, non potranno mai costruire un domani fiorente e ricco, per un mondo sempre più povero, consumato dagli egoismi degli uomini di potere. E allora mi domando, noi giovani cosa dobbiamo fare per conquistare la Loro fiducia? Mi rispondo così: non tutti i giovani sono uguali, alcuni sono speciali. Giovani con la voglia di imporsi nel mondo, con la voglia di costruire il loro mondo come vogliono, di ritornare all’epoca in cui l’arte era bella, in cui l’arte era importante. I giovani di A.LI.VE. e tutti i giovani come noi sono l’esempio più lampante che Loro, gli uomini che hanno ora le redini dei due mondi, quello politico e quello religioso, dovrebbero prendere ad esempio, e che, soprattutto, dovrebbero valorizzare. Purtroppo oggi non si sente mai parlare delle attività dei giovani. Penso che i giovani che vogliono darsi da fare, che sono i nuovi cultori del bello e che sono consapevoli del potere che possono avere nelle loro mani, debbano essere valorizzati al massimo. Con loro ogni barriera potrà essere spezzata. Per far sì che il mondo diventi unico, le barriere che esistono dovranno solo dividere il bene dal male. Niente più razzismo, ma solo rispetto per ciò che è giusto. Questo è importante per il mondo costruito dai giovani che bisogna iniziare ad aiutare da oggi. Sì, perché i giovani hanno bisogno d’aiuto. E qui chiudo questa parentesi, tutt’altro che piccola, che divaga dal tema principale, la Messa a cui abbiamo partecipato, ma che è indirettamente legata ad essa. Se l’aiuto non arriva dalla politica, dovrebbe arrivare, allora, dall’unico elemento che unisce i cuori e le menti, indistintamente, più di ogni altro elemento nell’universo: la Fede. Ogni luogo di culto religioso è un vero e proprio scrigno di arte, di bellezza e, per me, di tranquillità. E allora la Fede deve essere un’unica fiaccola sotto la quale raccogliere i cuori delle persone, per far rifiorire il mondo, troppo devastato dai nuovi stermini di sentimenti. Papa Francesco, in un recente Angelus, ha così detto riguardo la crisi: «Poco prima di essere chiamato qui come Vescovo passavo spesso vicino ad un cantiere, durante la costruzione dell’edificio, un giorno, cadde un mattone. Tutti erano molto preoccupati ed arrabbiati per questa caduta, perché il materiale era caduto e l’eco che ha avuto un così piccolo ha fatto è stato molto grande.

Nello stesso cantiere, dopo pochi giorni, un uomo ha perso la vita lavorando: quasi nessuno ne ha parlato. Ecco, la crisi ci sarà finché l’uomo darà più valore alle cose irrilevanti piuttosto che alle vite dei suoi fratelli». E allora spero, da umile giovane qualunque, che l’uomo, ma in particolare il giovane, ritrovi agli occhi del mondo il suo valore e con esso ritorni a far brillare questo mondo sempre più spento. La mia riflessione è finita, e mi scuso con chiunque abbia letto la mia ripetizione di termini quali oggi, domani o futuro, ma, a mio avviso, il tempo è l’unico mezzo che ci accompagna nel cammino della vita e bisogna dargli tutto il peso che merita.

 

di Michele Marchiori