Cronaca di un musical che percorre la sua salita verso la consacrazione

La giornata è calda ed è questo ciò che ognuno degli artisti sperava. Dopo un tempo non incoraggiante durato settimane, dopo tempeste e piogge che sembravano minare la possibilità di portare, senza nessuna fretta né vergogna, i nostri costumi, i nostri cuori e le nostre passioni all’aria aperta di Verona. I sorrisi si consumavano come caramelle in una stanza piena di bambini e le risate, forse, ancora di più. Dopo una trionfante marcia verso la nostra nuova meta, per la promulgazione del nostro talento, ci troviamo all’interno di S. Maria in Chiavica. Il luogo è molto piccolo, i posti a sedere saranno sì e no una sessantina. Tutte le sedie sono disposte a file parallele e sopra vi sono stati appoggiati comodi cuscini. All’ingresso si trova un piccolo tavolo dove poter fare il biglietto, l’ultimo passo prima di un’ora e mezza di indicibile trascinamento emotivo, che lascia a bocca aperta la maggior parte delle persone che si avvicinano all’aura di energia che emana A.LI.VE.

Santa Maria in Chiavica è una piccola chiesa, è sconsacrata ed è quasi nascosta dal mondo.

Un piccolo angolo confuso nell’architettura del centro storico che, in uno spazio così contenuto, racchiude così tanta bellezza. Alte volte, massicce colonne e un piccolo balconcino sul lato sinistro della chiesa danno un forte eco, un rimbombo musicale che serve, aiuta e prepara gli artisti all’adattamento a ogni situazione, a saper affrontare ogni piccola sfaccettatura della musica e tutte le peculiarità che ogni cantante che si rispetti deve affrontare. Gli spazi sono molto belli, caratteristici, ma la loro scarsa ampiezza fa scattare in ogni artista uno spirito d’adattamento allo spazio scenico, molto utile per ogni occasione. Mancano camerini e, dietro al bar allestito su quello che tempi addietro era l’ altare, è stato allestito uno stanzino, angusto, che permette poco movimento, ma abbastanza comodo per appoggiare borse che sulla scena non possono assolutamente stare. Santa Maria in Chiavica è l’occasione per rimanere sulla scena, per tutta la durata dello spettacolo. Gli spazi non offrono possibilità di uscita, ogni artista dovrà rimanere lì di fronte al pubblico per tutto il tempo, dovrà mantenere vivo lo spirito del personaggio che interpreta. Finalmente lo spettacolo inizia e la gente dalla strada capisce che, all’interno della piccola chiesa sconsacrata, sta succedendo qualcosa a cui non ha mai assistito prima. Alcuni passanti si fermano, scattano foto, fanno la coda, altri invece passano oltre, forse per fretta o forse perché non interessati, ma questa è la vita dura dell’artista, non si può piacere a tutti, non tutti sono capaci di apprezzare quelli che sono gli sforzi e i sacrifici fatti per mettere in scena il talento di ognuno di quegli artisti che si sta esibendo nella piccola chiesa sconsacrata. Lo spettacolo sembra volare, si parte dalla prima canzone: ”West and Blues”, eccola che partono le note iniziali, finché non si arriva all’ultimo brano in scaletta: ”When the Saints”.

A noi artisti sembra che siano passati pochi minuti fra il primo e l’ultimo brano e invece, presi dalla febbre della recitazione, ci ritroviamo all’ultimo atto di un’opera che, ad ogni messa in scena, si riconferma un successo. Il pubblico urla, chiede il bis, e chi siamo noi per negarlo? ”Swing Low, Sweet Chariot” parte nuovamente ed è la riconferma di un piacere cercato sia dal pubblico che da noi artisti. Ci siamo resi conto di piacere al pubblico quando portiamo in scena il nostro spettacolo, ormai è un dato di fatto. Una persona si alza addirittura in piedi ad applaudire. Manca poco più di un mese al Teatro Romano, poco più di un mese alla consacrazione, poco più di un mese al più grande palco che A.LI.VE., come coro giovanile, ha probabilmente mai calcato e, grazie a noi, la mitica New Orleans può tornare agli anni d’oro del 1913, dove il blues, il jazz e lo swing sono nati. Manca un mese, un solo mese che ci vedrà molto impegnati, forse sarà il mese più pesante dell’intero anno accademico. Gli artisti si dovranno dividere tra l’ultimo mese di scuola, per antonomasia il più difficile, e l’ultimo mese di preparazione che precede uno spettacolo che avrà luogo in un tempio artistico di quasi 2000 anni. Manca solo un mese, ma non sarà la fine, anzi sarà l’inizio di un nuovo ciclo, un ciclo che ci proietta verso nuovi spettacoli, nuovi concerti e grandissime emozioni.

 

di Michele Marchiori