Intervista alla maestra di canto moderno di A.Li.Ve.

Salve Daria, tesa di raccontarsi a tutti i suoi fan alivini?

Non mi sento tesa, mi fa sorridere…

Quando ha capito che la musica sarebbe diventata parte integrante della sua vita?

Quando ho iniziato a cantare, era l’estate del 1988, nel garage di un mio amico. In quell’estate è scattato qualcosa, si è aperta una porta che non avevo mai pensato esistesse… e così ogni giorno pensavo che non vedevo l’ora di ritornare a provare. Quando ogni giorno pensi che “non vedi l’ora” di cantare e speri di trovare il tempo per studiare le canzoni nuove, vuol dire che ti sei innamorato della musica!

Vede in alcuni suoi allievi potenzialità per poter sfondare nel campo musicale in futuro?

In ogni allievo, con cui ho lavorato dall’inizio fino ad oggi, ho sempre visto un grande potenziale che ho cercato di coltivare e di farglielo percepire. Non sempre quel potenziale si realizza, dipende molto dalla passione e dall’impegno che l’allievo investe. Io mi sento una specie di guida, per chi ha voglia di sfruttare la mia esperienza sono sempre a disposizione. Tu mi chiedi sul fatto di “sfondare” nella musica, io non la vedo esattamente così… Si può diventare degli ottimi musicisti senza comunque fare successo, almeno per come lo si intende attraverso i media, essere cantante e musicista è uno stile di vita, tutto qua.

Quale artista o genere in particolare l’ha influenzata?

Per mia fortuna ho ascoltato veramente di tutto, prima di trovare la mia strada. Questa è una delle condizioni necessarie per essere artisti mentalmente aperti: ascoltare tutto, farsi una cultura musicale che vada indietro di almeno un secolo, se non di più, includendo così anche la musica classica. Solo con una visione ampia si possono fare scelte più consapevoli. Nel tempo ho scelto di dedicarmi all’approfondimento e lo studio del jazz e della musica brasiliana, attualmente i miei progetti musicali sono centrati su questi due generi, contaminati anche da un po’ di pop e musica classica. Ovviamente, nel mio percorso, ho trovato artisti che mi hanno ispirato, uno di questi è un cantante/compositore/chitarrista geniale brasiliano, si chiama Caetano Veloso, che ho avuto la fortuna di incontrare dopo un suo concerto nel 2002. Adesso lui ha quasi 71 anni ed è ancora un grande!

Ha mai fatto esperienze all’estero? Ce le potrebbe raccontare?
Ho avuto l’occasione di viaggiare in Brasile, ed è successo di tutto …! Già il secondo giorno dopo il mio arrivo mi sono trovata su un palcoscenico per una strana serie di coincidenze. Poi la vacanza è continuata con interviste in radio, proposte di partecipazione a trasmissioni televisive, ma il mio viaggio si concludeva lì… Mi sono ripromessa di tornare un giorno in Brasile, so che può offrire molte occasioni. Altri lavori all’estero sono state per lo più trasferte di progetti italiani in contesti europei: Svizzera, Germania, Croazia e come sempre si può notare all’estero un alto livello di rispetto per la musica, cosa che a volte manca in Italia…

Crede che gli artisti o le esperienze che l’hanno influenzata, influenzino tutt’oggi il suo insegnamento del canto?
Le esperienze che mi hanno segnato durante il percorso di apprendimento e durante la gavetta, sono tutt’ora le cose che amo raccontare ai miei allievi, perché sono delle piccole illuminazioni.

Cosa significa per lei la parola Musica?

Per me la Musica va vissuta, come parte integrante della vita quotidiana.

Un saluto per il nostro giornale?

Auguro lunga vita all’Accademia A.LI.VE. per gli alti principi di formazione che si propone e auguro a cia- scun studente di poter sperimentare le gioie della Musi- ca, sempre, perché è un amore che non si scorda mai.

 

di Michele Marchiori