L’avventura dei flash-mob alivini nelle piazze del centro

L’idea, nella mente di molti, era un concentrato di paura e adrenalina in contemporanea. Un mix letale di emozioni uniche e mai provate, che, fino al momento in cui si sarebbe messo in atto il flash-mob, sarebbero rimaste sconosciute.

L’uscita dal portone della sede dell’Accademia è suonato molto come lo sbarco sulla luna del 1969 e i pensieri che correvano nelle menti erano, per noi, quelli di Armstrong e Aldrin, la gente credo pensasse le stesse cose che pensavano coloro che erano seduti quel 20 luglio davanti al televisore o che il giorno seguente avevano visto le foto sui quotidiani. Noi pensavamo solo a camminare dritto, a evitare lo sguardo dei passanti e parlare tra di noi, per deviare i pensieri di quelle persone che si chiedevano ”E questi chi sono?”, provando a dare la parvenza di normalissimi esseri umani, con abiti un po’ demodé. La gente cosa penserà di ciò che faremo? Ma soprattutto… La gente, cosa sta pensando di noi ora? Io personalmente avevo queste domande che mi rimbombavano nella testa. Non che fossi dubbioso del successo e del talento che il gruppo ha, più che altro ero dubbioso della reazione della gente, se la gente sarebbe rimasta indifferente al nostro passaggio, alla nostra musica, alla nostra energia. Purtroppo, è un dato di fatto, gli italiani sono molto restii a liberare la propria energia e le proprie emozioni quando qualcuno, con la forza, riesce a tirarle fuori dai loro cuori. Ma ieri non è stato così, almeno in parte. Piazza Erbe, prima tappa di quello che sarebbe stato un successo fuori dalle previsioni di molti. Ci organizziamo, appoggiamo sedie, borse o valigette. E ancora prima di iniziare a cantare, mentre decidevamo la disposizione, la gente capiva che non eravamo turisti venuti da chissà dove, messi lì per scattare due foto ricordo, la gente ha subito capito che eravamo ragazzi insoliti, pronti a fare qualcosa di insolito. Le note vengono date, Alice parte, le mani iniziano a battere al nostro ritmo, la polifonia del coro fa sbarrare gli occhi al pubblico, che probabilmente non ha mai sentito nulla del genere, e nemmeno si sarebbe mai aspettato di sentirlo da un gruppo di ragazzi. La gente si accalca, ma senza alcuna maleducata invadenza, e inizia a riprendere il tutto… Cellulari, I-Pad, macchine fotografiche, poco importa, l’unica cosa importante era immortalare quel momento, e finita l’esibizione non si capiva molto bene se erano più dispiaciuti che avessimo finito, o più contenti che il loro pomeriggio non era stato solo un noioso pomeriggio all’insegna dello shopping, ma che si era trasformato in un modo per conoscerci. I volantini sono stati distribuiti a valanghe, faticando a tenerne per i successivi flash-mob. Passano solo 500 metri prima del successivo. 500 metri percorsi con una disinvoltura e una scioltezza acquisite dalla reazione del pubblico, che ci ha solo confermato, anzi ricordato, di ciò che sappiamo fare e di ciò che facciamo arrivare nelle loro menti e nei loro cuori. La gente non ci toglieva gli occhi d’addosso. Eravamo vittime di un piacevolissimo imbarazzo. Entriamo in Piazza Dante, un gruppo di turisti, l’ideale! Ci appostiamo, guardiamo dritti verso i turisti, che probabilmente si sarebbero aspettati di tutto da Verona, ma non di trovare così tanto talento in corpi così giovani, e iniziamo. La gente ai tavoli dei ristoranti dietro di noi non mangia, i camerieri non servono e i baristi si affacciano alle porte. I turisti smettono di puntare macchine fotografiche e videocamere ai vari palazzi che circondano la piazza e li puntano contro di noi. La reazione è migliore della precedente! Gli stranieri apprezzano di più il talento, forse. La gente alza la mano quando vede i volantini, li vuole e addirittura si alza per prenderli.

Dovremo aspettare circa due ore e mezza prima di ripeterci, ma, per il risultato che avremmo ottenuto in seguito, è stato un bene aspettare così tanto. Dominiamo la scena della chiesa di Santa Maria in Chiavica, riceviamo altri complimenti ed usciamo.

Siamo stanchi, accaldati, ma l’idea di ricevere ancora un pubblico come quello che abbiamo trovato nel primo viaggio ci sprona e ci dona un’iniezione di adrenalina quasi illegale. Ancora prima di poter entrare in piazza ci si presenta un’occasione che nessuno si poteva aspettare. Ci passa davanti una coppia di freschi sposi. La sposa, nel suo candido abito bianco, ci vuole parte del filmino delle sue nozze, vuole immortalarci nella storia della sua vita perché sì, molti di noi erano vestiti con abiti bucati, ciabatte o cappelli di paglia e avevano anche le loro facce sporche di nero, ma erano tutti bellissimi/e tanto quanto chi era in abiti così eleganti che avrebbero fatto sfigurare ogni principe. L’occasione è troppo ghiotta, non cantare e non dimostrare cosa sappiamo fare a una giovane sposa sarebbe quasi maleducazione. Non entriamo nella piazza, ma il rimbombo che le nostre voci hanno fa dimenticare che stiamo cantando una viuzza secondaria. La gente dai marciapiedi si gira, dalla piazza corre verso di noi, sotto le arcate non ci sta più nessuno, fiocca ancora ogni sorta di oggetto che possa riprenderci ed immortalarci, che possa far dire ai presenti ”Guarda, io c’ero!”, i bambini vogliono essere presi sulle spalle, è l’apoteosi, forse il massimo che ci si potesse aspettare. La sposa tira fuori la grinta e batte le mani con noi e sembra quasi dispiaciuta quando terminiamo, ma non fa in tempo a far maturare il dispiacere che è già pronta per complimentarsi. I complimenti sono i più svariati: ”Siete strepitosi!”, ”Non ho mai visto nulla di così bello!”, ‘Siete fantastici, non credevo potessero esserci cose del genere!”. I volantini vanno a ruba e sono richiesti anche da stranieri che si dimostrano sempre più partecipi. Ultimo atto, ultimo flash-mob: piazza Erbe. Entrando nella piazza sembra quasi che sapessero del nostro ritorno, uno spazio vuoto è presente proprio lì, nel centro. Siamo più sparsi, occupiamo più scena, irraggiamo più energia. Dalle vie della moda del centro la gente si avvicina, quasi attonita, per vedere cosa succede. Chi è intento a bere l’aperitivo posa il bicchiere, le macchine si fermano in coda per vederci, la gente apre le finestre per sentirci meglio. Un successo inimmaginato, un successo strepitoso, un successo che dovrà essere ripetuto il prima possibile. Un successo che testimonia quanto la gente possa apprezzare l’arte e la musica se spronata a farlo e quanto i giovani, quelli veramente motivati, possano essere il perno su cui ruota la realizzazione dei propri sogni.

 

di Michele Marchiori