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I nostri ragazzi con Marco Pomari durante le prove

Accompagnati dal regista e sceneggiatore dello spettacolo, Marco Pomàri andiamo a scoprire nel dettagli chi sono i personaggi e cosa portano alla commedia che andrà in scena in anteprima, domenica 3 maggio, ore 21:00, presso il Teatro Astra di San Giovanni Lupatoto.

Quando pensiamo ai personaggi di una fiaba ci vengono in mente lupi cattivi o tenere bambine con il cesto dei dolci. In uno stravolgimento delle convenzioni, Marco Pomàri ha creato una carrellata di inusuali caratteri, portando all’ennesima potenza gli stereotipi più comuni sui classici contadini dei paesi di campagna.

Ne L’Oste in mezo ale done troviamo un potpourri di donne, comari e scapestrati che fanno da cornice ironica e dissacrante a un paese dilaniato dalla guerra.

Ma chi sono veramente questi personaggi? Andiamo a scoprirli, con il commento personale del giovane artista di San Giovanni Lupatoto (Pomàri, ndr).

Valentin: è lui che dà il nome alla commedia musicale, è semplicemente l’Oste. Burbero, scoordinato e minaccioso, ha un cuore tenero ma deciso con tutti. Prova ad assecondare i desideri di ognuno, ma difficilmente ci riesce. Quando gli viene richiesto di scrivere un diario, si affida a Giacinta, poiché è dislessico.
È lui la figura attorno la quale gira l’opera. È l’unico uomo, oltre al Parroco, ad essere rimasto al paese, e si ritrova in mezzo a quaranta donne inferocite… Pover’uomo!

Don Alberto: il parroco è la più alta autorità del paese, anche più della “sindachessa”. È sempre irascibile e poco accondiscendente. Crea una sudditanza psicologica verso tutte le donne, che però non risparmiano mai delle frecciatine.
Il parroco un tempo era una figura autoritaria nei piccoli paesi, e visto che Valentin è quello buono, dovevo creare qualche vecchio conservatore per mantenere la tradizione in paese.

Tere, Melia, Marieta: sono le leader del gruppo delle Rivoluzionarie. Hanno preso in mano le redini della casa da quando i mariti sono partiti per la guerra. Sono sempre in lotta contro le donne “Alla Vecchia Maniera” e cercano sempre di imporsi su tutti, Parroco compreso.
Queste sono le nostre nonne, quelle che ci hanno tirato su a pasta fatta in casa e che curavano il pollaio per vendere poi la merce al mercato, queste sono donne!

Tonina, Leda, Rosetta: sono le conservatrici. Loro fanno le casalinghe e da quello non si schiodano. Hanno molta puzza sotto il naso e non si vergognano a criticare, molto aspramente, quasi insultando, le altre donne.
Anche queste possono essere le nostre nonne, ma sono le nonne di chi non si è mai sbucciato le ginocchia da piccolo, di chi gira con il mento all’insù.

Martino, Liseta: i due innamorati. Sono gli unici che provano a tenere unite le due fazioni perché capiscono che in fondo come erano uniti una volta non devono dividersi in un momento triste.
Siamo a Verona, Romeo e Giulietta! Tranquilli però, l’amore è molto platonico, come era imposto un tempo.

Bartolo: il chierichetto pasticcione. Impacciato, suddito della madre, sempre fuori luogo.
Lo descrivo in una sola parola: comicità.

Perpetua: la classica comare del paese, quella impicciona che non si fa mai gli affari suoi. Sempre al seguito del Don, non perde occasione per mettere zizzania.
Questa è la classica vecchietta rimasta vedova che per riempire il tempo sta con le antenne puntate verso i pettegolezzi.

Giacinta: la sindachessa del paese, sostituisce il marito e prende il comando della baracca. Essendo la più colta è anche l’unica a poter aiutare Valentin a scrivere un diario che racconti le vicende del paese.
È lei ad avere l’ultima parola su tutto, è decisa, forte, senza peli sulla lingua.

Un articolo di Michele Marchiori