Achille Facincani

Achille Facincani

A.LI.VE. punta forte sui giovani. Il compositore delle musiche de L’oste in mezo ale done, Achille Facincani, classe 1996, ci parla un po’ di sé, della sua passione per la musica e dei suoi progetti per il futuro.

Come ha influito sulla tua passione per la musica la presenza di tuo padre (Paolo Facincani, Presidente di A.LI.VE., ndr)? Mio padre mi ha sempre supportato e spinto nelle mie scelte artistiche. Mi sento fortunato ad avere avuto un padre come lui, sempre pronto a rispondere ai miei “perché” e alle mie mille domande. Devo ammettere che in certi casi mi abbia obbligato, giustamente per l’età che avevo, a intraprendere determinati percorsi musicali, ma ciò è stata la mia fortuna; in fondo l’educazione ha bisogno di una certa dose di imposizione, senza la quale la spina dorsale dello studente non si formerebbe mai.
Ti ha mai dato consigli? Sì, molti e sempre ben accetti, in ambito musicale s’intende!
Con quale strumento ti sei avvicinato alla musica? Iniziai a studiare proprio con mio padre il pianoforte. Proseguii successivamente con un’altra maestra, sempre vicina ad A.LI.VE., ma capii che tale nobile e meraviglioso strumento non faceva per me. Dopo una pausa relativamente breve mi innamorai del clarinetto, strumento che tutt’ora suono appassionatamente col Maestro Bruno Matteucci.
Hai avuto esperienze con la musica fuori da A.LI.VE.? Oltre a ciò che ho raccontato prima riguardo la mia vita musicale, posso solo aggiungere che fin da piccolo, grazie al coro delle voci bianche ho potuto cantare in diverse opere in Arena, durante la stagione operistica estiva e non. I ricordi inerenti a quei meravigliosi momenti non lasceranno mai il mio cuore. Mi hanno formato e sono sicuro mi aiuteranno nel mio futuro musicale.
Come è nata la collaborazione per L’Oste in mezo ale done? Mio padre, l’estate passata, mi ha progressivamente inserito il tarlo d’una nuova produzione nell’orecchio: mai avrei pensato che sarei finito a scrivere così liberamente la musica d’uno spettacolo musicale! Insomma, mio padre, da lì a poco, mi convinse a provare a scrivere qualcosa su un testo datomi dal regista e autore dell’opera Marco Pomari e oggi quel testo fa parte del primo brano dello spettacolo L’oste in mezo a le done!
C’è un tema ricorrente nella tua colonna sonora? Quest’Opera ha bisogno di trasparire e trasmettere materialità e naturalezza. A mio avviso, il tema cardine lo si può individuare nelle tinte calde e terrose dell’atmosfera che crea sulla scena. Gli strumenti (flauto, violino, chitarra e fisarmonica) accompagnano il coro e i solisti costantemente. Ognuno di essi si fa portavoce di particolari sfumature: il flauto dovrebbe far ricordare i campi e la natura che attornia la vita del paese; il violino dona all’ensemble un gusto retrò e nostalgico, adatto all’argomento trattato; la chitarra, secca e sensuale, scalda e sferraglia insieme, grazie al suo timbro e la fisarmonica crea sia il tipico tappeto armonico paesano (un po’ da sagra), dimentico dei dolori e spensierato nel timbro, che la frenetica corsa, vagamente russa, di braccia che si sporcano e gole che arrossiscono.
Cosa metti di te stesso nella tua musica? Sebbene sia la mia prima esperienza concreta in ambito teatrale, in quest’opera particolarmente, ho cercato di infondere un certo sentimento di verità e verosimiglianza ai ritmi e alle armonie popolari che potevano riecheggiare in un paesino di montagna del veronese, sul finire della guerra. In generale invece, quando scrivo musica per mio diletto o per pura esternazione del mio sentire la vita, i suoi momenti o certe particolari situazioni, quindi non quando compongo per imparare (come faccio settimanalmente col Maestro Paolo Pachera), cerco sempre di far affiorare ciò che più è nascosto nelle cose. Tento di riscoprire il particolare e di esaltarlo, ampliarlo e giocarci come fosse gomma. Almeno per adesso, mi diverte molto creare queste stranezze musicali e credo sia la cosa più importante.
Sei all’ultimo anno di Liceo, come proseguirai gli studi? Alla fine della terza liceo classico, terminata la maturità, mi presenterò all’esame d’ammissione per accedere al Conservatorio di Reggio Emilia, per poi studiare clarinetto.
Quali sogni o aspettative hai per il futuro? Il mio sogno più grande è di poter creare continuamente, non smettere mai, in qualunque campo, che sia la musica, la sartoria, il disegno, il teatro! Con il ritmo incessante degli anni scolastici, purtroppo, lo spazio per questo non è mai stato abbastanza, perciò attendo fremente la fine della scuola.
Ti vedi legato ad A.LI.VE. anche tra qualche anno o prenderai la tua strada? La mia strada è A.LI.VE.! In un modo o nell’altro non mi sento per nulla slegato all’accademia, ci sono nato dentro! Per di più non mi sento in diritto di porre fine ad una cosa così promettente e bella, sicuramente non sarò come mio padre, ma la sua missione passerà di mano in mano, la prossima è la mia!

Un articolo di Michele Marchiori