Il Maestro Claudio Scimone insieme al Maestro Paolo Facincani in sede A.LI.VE.

Il 2 e il 3 maggio il coro di voci bianche di A.LI.VE. saranno sul palco del Teatro Filarmonico in Messa di Gloria di Mascagni. A dirigerli, il grande Maestro Claudio Scimone.

18 Aprile 2015, Padova. Con una certa emozione entriamo nella casa di uno dei grandi direttori d’orchestra dei nostri tempi, Claudio Scimone. In una piacevole chiacchierata, condotta dalla sua straordinaria passione, il Maestro ci parla un po’ di sé, delle sue esperienze, regalandoci una lezione di storia della musica e qualche aneddoto di un’intera vita dedicata a LEI, la musica.


Mi parli un po’ di lei. Nel 1959, a soli 25 anni, fonda l’orchestra da camera I Solisti Veneti. Come nasce l’idea?
L’orchestra nasce come un gruppo di giovani appena diplomati con lo scopo di affermare certi principi artistici, ma anche per alcuni, per avere la possibilità di girare il mondo. Siamo stati in ben 90 Paesi.
Non mi piaceva come veniva eseguito il repertorio veneto al tempo, come molti fanno anche ora, erano marcette. Ma nel periodo barocco, con quelle costrizioni e rigorosità, la musica nasce come sfogo della libertà dell’artista che non voleva essere servo delle parole. Ne nasce un’arte di contrasto, ricca di colori, che al tempo veniva trascurata e veniva suonata come musica di sottofondo.
Non era concepibile che a Venezia la musica che Vivaldi componeva tra i Tintoretto e i Veronese fosse riproposta come musica ingenua. Abbiamo cominciato a suonare non più gli scheletri dei grandi compositori del passato, ma il grande dramma della loro esistenza. Volevamo studiare bene il repertorio e la personalità dei musicisti per dare un’interpretazione nuova per l’epoca.
Ci spieghi meglio…
La caratteristica veneta è quella della comunicazione diretta, comunicare realtà complesse e drammatiche nel modo più semplice, in modo che sia comprensibile a tutti. È il ruolo anche dell’interprete. L’ascoltatore deve sentirsi bene con se stesso, deve sentirsi simpatico a se stesso. I messaggi devono essere chiari. La musica di Vivaldi è un grido di libertà di un uomo libero al mondo.
Come è proseguita negli anni l’attività de I Solisti Veneti?
Oggi lavoriamo anche con molti compositori contemporanei, li invitiamo a scrivere musica per noi. Grandi nomi come Bussotti, Donatoni, Morricone, De Marzi. Adesso abbiamo anche una prima di Pino Donaggio, uno dei primi solisti veneti, era un violinista formidabile, ma dopo la vincita a Sanremo la sua vita diventò la composizione. Ora per il nostro 55esimo anno ci ha dedicato Fotogrammi per solisti.
La musica di oggi è comunque una musica di tanti tipi diversi. Il nostro repertorio di base rimane quello virtuoso del ‘700 e ‘800.
Ha diretto tra le più note e importanti orchestre a livello mondiale. Com’è il rapporto con le orchestre e il pubblico estero?
La prima uscita con I Solisti Veneti fuori dall’Europa fu nel 1964 in Pakistan a Karachi, il critico musicale mi ha chiesto se Vivaldi era un contemporaneo! C’è da tenere presente che in Pakistan e in India c’è una tradizione musicale ricca, hanno certi strumenti e musiche molto lontane dalla nostra, a differenza che in Asia e in Giappone dove è quasi nulla. Portare i nostri compositori in Asia è un grande successo.
Quali sono i compositori maggiormente apprezzati nei Paesi asiatici?
Vivaldi in primis grazie alla sua capacità di sintesi, Albinoni, per non parlare di Puccini con la Madama Butterfly, che era stata adottata addirittura come opera nazionale. Amano molto la grande musica italiana. Le orchestre stesse la gustano, la assaporano e la suonano con un’intensità straordinaria e la musica diventa un punto di incontro con un linguaggio che non è di parole. Anche se ha una connotazione di base nazionale, ha una destinazione internazionale.
Com’è il rapporto con il pubblico?
Sera per sera il contatto con il pubblico è sempre diverso. Ci sono dei pubblici straordinari. Gli spagnoli hanno un modo tutto loro di ascoltare la musica in silenzio assoluto; in Messico amano qualsiasi genere musicale, vivono nella musica.
E quello italiano?
Il pubblico italiano è un bel pubblico e comincia a essere numeroso e ben preparato. All’inizio, quando ho cominciato a suonare era musica per i ricchi. E questo è un altro degli scopi de I Solisti Veneti, la diffusione della musica classica. Abbiamo assistito, negli anni ‘70, al fenomeno dei giovani che trascinavano i genitori ai concerti di musica classica, per noi fu una grande conquista.
È stato per quasi 30 anni direttore del conservatorio di Padova. Qual è stata la sua esperienza all’interno dell’istruzione di giovani artisti?
Io ho lavorato con molta passione, mi sono dedicato molto intensamente al conservatorio. Una volta il direttore amministrativo era totalmente responsabile per tutto ciò che accadeva nelle scuole e conciliare questa attività con la direzione d’orchestra non era possibile.
Ho lavorato per la riforma nei conservatori, ci tenevo, ho lottato. Volevamo portare l’istruzione musicale a un livello superiore. Finalmente nel 1999 fu approvata la Legge Riforma, nessuno pensava ce la facessimo.
Questo è chiaramente stato tempo sottratto alla carriera artistica, ma non me ne pento, ne è valsa la pena.
Secondo lei quanto è importante la musica nella crescita di un bambino e poi ragazzo?
La musica sviluppa in modo uniforme i due lobi del cervello, quindi sviluppa precocemente anche l’intelligenza. Sono esperienze concrete: facendogli ascoltare la musica, i piccoli la capiscono prima del linguaggio e questo porta ad uno sviluppo intellettivo precoce. Inoltre, sviluppa il senso sociale, si pensi al canto corale, elimina le differenze e in un momento come il nostro sarebbe uno strumento di integrazione fantastico.
Credo nella necessità assoluta di educare i giovani attraverso la musica. Solo ora in Italia lo Stato ha cominciato a pensarci un po’.
Cosa accade all’estero?
Dal sud America e dal Venezuela sappiamo che la musica è l’educazione migliore che esista. Con l’esperimento venezuelano di dare strumenti in mano anche ai bambini delle favelas, possiamo vedere ragazzini che vengono dal nulla e sono disciplinatissimi e con un grande talento. Anche in Bolivia, dopo la partita di calcio, i ragazzini si mettono a fare quartetto d’archi. Bellissimo.
Cosa direbbe a un giovane che vuole intraprendere la carriera da direttore d’orchestra?
Oggi esistono modi e strade per cominciarla, esistono orchestre di giovani e molte iniziative.
Il rapporto con l’orchestra è molto particolare. È uno strumento ma è fatto di esseri umani. Questa consapevolezza distingue un direttore d’orchestra da un altro, la capacità di interagire e valorizzare un’orchestra. Il direttore completo deve conoscere bene l’orchestra e l’arte dell’accompagnamento. Normalmente il direttore ha un grande ruolo. Poi ci sono casi eccezionali in cui l’orchestra funziona bene in autonomia, ma si tratta delle esecuzioni frequenti. L’attenzione dell’orchestra verso il direttore, varia.
Ci racconti qualche aneddoto…
Con l’orchestra di Londra c’è una tale attenzione dell’orchestra al direttore che ogni movimento viene recepito. A Melbourne mi sono addirittura permesso di portare un cioccolatino agli strumentisti per addolcire il suono, ma non avrei mai potuto farlo in Germania, avrei rischiato di essere classificato come italiano frivolo. In Italia e nei Paesi latini in genere, invece è importante comunicare la gioia e il gusto nel fare musica e il concerto.
Eseguirà presto la Messa di Gloria di Mascagni al Teatro Filarmonico con orchestra e coro dell’Arena e le voci bianche di A.LI.VE…
Questa messa è un capolavoro, anche se non è mai stata eseguita molto. La partitura è di una semplicità straordinaria perché scritta per un’orchestra di provincia, ma mentre le parti dell’orchestra sono di per sé semplici, la parte del violino solista è molto difficile, per non parlare delle parti dei cantanti. Il coro dei ragazzi che fa la parte del coro femminile. È una messa capolavoro con la melodia irresistibile del compositore giovane. La struttura è perfetta, classica del compositore giovane con freschi tutti gli studi di armonia, ma quello che è bello sono certe modulazioni, certe successioni di accordi perfetti che rendono uniche queste melodie che già preludono il postumo successo, la Cavalleria Rusticana.
Dato il grande successo della Cavalleria Rusticana, che aprì le porte all’autore alla scena internazionale, Mascagni decise di inserire nella Messa al posto dell’elevazione, l’intermezzo della Cavalleria. E così verrà eseguito anche da noi.
Cosa si aspetta da questa esecuzione?
È un capolavoro, è sempre un successo straordinario. Piacerà anche questa volta. Gli interpreti in questo caso sono ideali, il Coro dell’Arena ha una grande possibilità di fare bene, hanno una grande duttilità. È una grandissima gioia per me questo coro, questa orchestra e questa messa.
Il Coro di voci bianche ha un ruolo fondamentale, tra tutti gli interventi, nel finale con il baritono, un finale strepitoso, di una dolcezza toccante
Eseguiremo inoltre un pezzo di Händel, utilizzato anche per l’incoronazione della Regina Elisabetta, e un pezzo di Beethoven, scritto su una poesia di Goethe, che presenta prima la calma del mare e poi la partenza. Il messaggio è quello della calma come angoscia, invece nel momento del viaggio, dell’azione, esplode, cresce, si liberano le vele e la nave va. C’è il coro che canta, la fanfara degli ottoni, il coro domina.

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Il Maestro Claudio Scimone

CHI È CLAUDIO SCIMONE?

Allievo del grande direttore greco Dimitri Mitropoulos e di Franco Ferrara, fondatore e Direttore Musicale de I Solisti Veneti dei quali ha diretto tutti i concerti, le registrazioni, l’opera di ricerca e le pubblicazioni, ha esordito nel campo operistico al Covent Garden di Londra con L’Elisir d’Amore ed ha collaborato per opere, concerti o registrazioni con molte delle massime istituzioni mondiali quali, ad esempio, l’Arena di Verona, la Fenice di Venezia, il Rossini Opera Festival di Pesaro, il San Carlo di Napoli, l’Opera di Roma (Terme di Caracalla), la Scala di Milano, Teatri d’Opera di New York, Parigi, Madrid, Lisbona, Zurigo, ecc. e Orchestre Sinfoniche di Londra (Philharmonia e Royal Philharmonic), Bruxelles, Parigi, Tokyo, Vienna, Sydney, Montreal, Bamberger Symphoniker e numerose altre. È Direttore onorario dell’Orchestra Gulbenkian di Lisbona della quale è stato per oltre 15 anni Direttore stabile.
Ha diretto e registrato le prime esecuzioni moderne integrali di numerose opere di Rossini e di altri grandi compositori italiani e stranieri e ancora, con la Philharmonia, la prima registrazione mondiale (l’unica tuttora esistente) delle Sinfonie di Muzio Clementi, che ha destato plauso incondizionato della critica mondiale.
È stato docente della Classe di Orchestra nel Conservatorio di Venezia e per quasi 30 anni Direttore del Conservatorio Superiore di Musica di Padova tenendo corsi di perfezionamento in numerosi Paesi.
Anche per tale opera ha ricevuto dalla Presidenza della Repubblica Italiana l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica (la più alta onorificenza della Repubblica Italiana). È l’unico musicista ad aver ricevuto dalla Regione del Veneto il Leone del Veneto conferito all’unanimità dal Parlamento Regionale. L’Università di Padova gli ha recentemente conferito la laurea honoris causa in Giurisprudenza. 

Un articolo di Elisa Beverari