Corso di Disegno Creativo

Corso di Disegno Creativo A.LI.VE.

Nella grande agorà di sperimentazione di A.LI.VE., le arti si incontrano e danno vita ad armoniche collaborazioni che fungono da stimolo alla creatività dei giovani allievi. In questa intervista aperta, Nicola Ghirotto ci parla del ruolo del corso di Disegno Creativo.

Incontriamo Nicola Ghirotto, nuovo e prolifico collaboratore di A.LI.VE. che, tramite il laboratorio di “educazione alla creatività”, ha introdotto in maniera innovativa la pittura nel mondo dei ragazzi. La sua proposta ha portato un corso di disegno creativo per allievi delle elementari, che volessero confrontarsi con un corso propedeutico sulle arti figurative. Come ci spiega Ghirotto: «Il corso si è svolto presso la sede ed è durato dieci lezioni, partite a novembre 2014 e concluse lo scorso gennaio. I partecipanti sono stati quattro bambini di terza, quarta e quinta elementare, tre femmine e un maschio».

Le prime tre lezioni sono state di preparazione sulle tecniche e nozioni della pittura. Nello specifico, la prima, «è stata una sperimentazione su come usare i colori, sulle diverse modalità di stesura di esso e sul perché si è deciso di procedere in quella direzione: l’intento era solamente quello di giocare su associazioni cromatiche e significati. Il secondo incontro è stato incentrato sulla body art e su come il nostro corpo possa essere utilizzato come strumento per dipingere. Il terzo incontro, “i cadaveri eccellenti”, ha giocato molto con la pittura ed i suoi contenuti, con la percezione e l’inganno ottico dell’accostamento di forme in contrasto con loro. Scopo era impegnarsi al massimo per fornire un risultato il più impegnato possibile a chi ci seguirà, in modo da fidarci l’un l’altro».

Il lavoro è poi proseguito creando il “mostro cubotico”, operazione di riconoscimento di se stessi, di lavoro sulle espressioni e le emozioni che scaturiscono in viso e sulla collocazione di noi stessi in un determinato contesto. Altro tempo è stato dedicato al lavoro con la creta, creando la città ideale (ispirata alle “città fantastiche” di Italo Calvino).

La collaborazione, cominciata per rendere migliore la tesi di Ghirotto su “progettazione per la pittura” esposta in Accademia di Belle Arti, ha poi creato una sincronia su più fronti, a partire dalla creazione delle maschere per lo spettacolo di teatro tenuto dalle maestre Silvia e Camilla. L’intenzione è sempre quella di conciliare le varie arti, teatro, musica e arti figurative.

La prima vera “prova” di questa nuova cooperazione sarà la rappresentazione del 15 maggio 2015 che si svolgerà in Accademia di Belle Arti: tale spettacolo sarà associato a una mostra di monotipi creati da alcuni allievi dell’Accademia durante il corso di “calcografia sperimentale” tenuto dal professor Avesani, unite alle poesie di Barbarani e accompagnate dalle musiche di storici collaboratori di A.LI.VE., Zanfretta, Mutto e Pachera. I lavori grafici svolti in accademia sono sul tema dell’identità, il cui titolo è “Identità e territori dell’immaginario”.

Ma sono le parole su A.LI.VE. che fanno maggiormente comprendere come le arti possano essere formative per la crescita di un ragazzo: «A.LI.VE. è un esperimento, è un luogo di sperimentazione: dalla mia partecipazione ho potuto trarre la conclusione che in questa agorà la sperimentazione è la base della crescita, è il saper fare, il costruire e l’ampliare esperienze, è il vedere oltre la prima sensazione, il non fermarsi alle apparenze».

«Il risultato di tutto ciò non è creare persone attrezzate per il futuro con strumenti e “armi” per affrontare il difficile mondo contemporaneo» prosegue Ghirotto «ma è consegnare ai giovani mezzi percettivi per crescere individui che cambino il mondo in senso positivo, che diventino i protagonisti di questa realtà e non soggetti passivi, magari fautori di un futuro più giusto e più bello. L’educazione alla “bellezza” passa quindi attraverso l’educazione alla sensibilità e alla collaborazione, al capire che il linguaggio dell’arte non è a comparti stagni ma è intessuto di una fitta rete di unioni e sovrapposizioni: usare le mani e sgocciolare i colori alla Jackson Pollock per creare un albero, “il mio albero” sulle scomposizioni di Piet Mondrian, magari finalizzate ad un fondale per il teatro o per un concerto sono una delle strade del corso da me tenuto questo inverno in A.LI.VE. Non dobbiamo creare “piccoli geni” che conoscano i grandi artisti contemporanei, ma dobbiamo aiutare i bambini a capire assieme che non è necessario il pennello e il cavalletto o il limite del foglio A4 per fare un disegno, che le mani servono anche ad altro, che possono essere colorate e colorare e dare forme nuove e interessanti, che un albero che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno può cambiare ed essere personalizzato, “abbellito” e “interpretato” e se questo viene fatto per un servizio agli altri il tutto è ancora più bello».

«Tali presupposti e tale processo sono già nella visione di Paolo Facincani ed erano già compresi nell’impostazione di A.LI.VE. ed io non ho fatto altro che affiancarmi a questo, sperando di dare un ulteriore contributo di crescita per una soddisfazione reciproca tra bimbi, ragazzi e coordinatori».

Alice Martini