3 Paolo Pachera e Mario Monopoli

Paolo Pachera durante l’esecuzione dell’Oratorio nella Chiesa di sant’Anastasia di Verona

L’intervista è per Paolo Pachera, compositore del Il Racconto della Passione. La prima esecuzione è stata nel 2004, sempre cantata dai ragazzi di A.LI.VE.. Ora però la diffusione avverrà ancora più in grande, grazie alla rappresentazione dell’oratorio nelle quattro chiese maggiori di Verona: San Fermo, Sant’Anastasia, San Zeno e il Duomo. Ma ora la parola a chi di questa musica ne è il fautore e sicuramente ci porterà dentro la vicenda con la migliore preparazione possibile.

Cosa l’ha spinta a scrivere questo repertorio? Cosa rappresenta per lei la Passione?

La Passione di Gesù ha sempre suscitato un grande interesse da parte dei compositori di tutti i tempi, in particolar modo di quelli cristiani. Anche per me, dopo aver letto e meditato il testo di San Josemaría Escrivá e J. M. Ibanez Langlois, poter scrivere e meditare un evento così forte, significativo e cruciale per la fede di ogni credente è stato un momento di grande emozione e trepidazione. Spero che queste note possano aiutare a meditare e interiorizzare questo momento nel quale Dio per salvare ed espiare i peccati di tutta l’umanità si fa inchiodare sulla croce. Alla fine ho inserito la sequenza del giorno di Pasqua “Victimae paschali laudes” e l’Amen finale: la croce non ha l’ultima parola e la Resurrezione porta un messaggio di speranza a tutti gli uomini.

Cosa significa riprendere in mano un testo dopo anni in cui non è stato riprodotto?

Significa scoprire sempre cose nuove, la partitura non è una cosa morta e inerte: ogni volta che si riprende, anche a distanza di anni sa sempre suscitare stimoli nuovi, ogni esecuzione non è mai uguale all’altra ed è una piccola novità sia per chi l’ha composta che per chi la dirige o la esegue.

10 Gesù

Roberto Benoni nel ruolo di Gesù e coristi del coro di voci bianche A.LI.VE.

Quali sono state le emozioni provate al debutto dell’opera?

Sentire una propria composizione eseguita suscita sempre grande emozione: c’è sempre la curiosità di capire se quello che hai messo sulla carta poi funzionerà realmente. L’analisi e lo studio delle partiture sono fondamentali e ti aiutano moltissimo a immaginare impasti armonici, linee melodiche, frasi, contrappunti ecc., ma solo quando ascolti la partitura realizzata “dal vivo” ti rendi conto se il tuo proposito iniziale è andato a buon fine e hai ottenuto quello che volevi.

Ha apportato qualche modifica per le nuove rappresentazioni?

No, in linea di massima la partitura è rimasta pressoché identica, le uniche piccole varianti riguardano gli attacchi dei tempi, tenendo presente che alcune sezioni saranno accompagnate dal balletto che ha tempi ed esigenze propri e la partitura si adeguerà a questo.

Come pensa che il pubblico accoglierà le sue opere? Mi parli del successo del debutto.

Sinceramente non so come il pubblico accoglierà queste esecuzioni, la musica in certi punti è molto aspra e tesa, ma ci sono anche momenti di forte liricità dove le linee melodiche sono più morbide. Posso solo dire che dopo la prima esecuzione parecchie persone mi hanno fermato dicendomi che la musica aveva suscitato in loro delle emozioni molto forti e indotto ad una forte meditazione come se fossero state invitate interiormente a pregare. Se la musica raggiunge questo scopo e riesce a penetrare nel profondo anche in queste prossime esecuzioni ne sarei felicissimo.

Cosa ne pensa del fatto che la sua opera verrà replicata nelle più importanti chiese di Verona?

Sono molto contento che grazie ad A.LI.VE. e al suo direttore Paolo Facincani si sia riusciti ad inserire quest’oratorio nel circuito di Chiese vive e riuscire così a riproporlo al pubblico dopo sei anni dall’ultima esecuzione. Penso che la diffusione della musica “sacra” sia di fondamentale importanza perché aiuta, o dovrebbe aiutare alla riflessione, alla meditazione e all’elevazione spirituale, specialmente in questi tempi dove tutto è sempre molto frenetico e non ti lascia il tempo per fermarsi un attimo a “guardarti dentro” per riscoprire ciò che veramente può aiutare a crescere.

Come pensa che le strutture delle chiese possano rendere al meglio la sua composizione?

Purtroppo alla bellezza delle chiese talvolta non si adeguano strumenti (in questo caso parliamo di organi) adeguati. In due delle quattro chiese dove andremo ad eseguire il Racconto dovrò usare un organo elettronico e non quello a canne. Questo inciderà sulla qualità finale dell’esecuzione. Avere a disposizione un buon strumento è fondamentale specie nella realizzazione dei momenti drammatici, che nel corso di quest’opera sono parecchi.

Cosa ne pensa dei progetti di A.LI.VE.? Ha qualche idea in serbo per il futuro, in collaborazione?

A.LI.VE. già da parecchi anni lavora sul territorio veronese con svariati progetti riscuotendo unanimi consensi. È una realtà molto attiva e molto propositiva che coinvolge moltissimi bambini, ragazzi e le rispettive famiglie contribuendo in modo molto forte alla crescita culturale della città. Fin dall’inizio ho sempre collaborato col M° Facincani per la realizzazione di svariati progetti che coinvolgessero il coro dei bambini o quello dei ragazzi. Oltre al racconto della Passione sono stati realizzati altri due lavori di ampio respiro: l’Oratorio della Speranza e l’opera Il Nodo d’Amore. Di recente è stata eseguita per l’inizio dell’anno scolastico (in Duomo con il Vescovo) la Messa dei Ragazzi, che avevo scritto appositamente per il coro A.LI.VE. con parti dell’assemblea affidate ai bambini delle scuole elementari che hanno aderito ad un’iniziativa promossa dall’Assessorato all’Istruzione del Comune di Verona. Ho fatto anche diverse orchestrazioni e arrangiamenti intervenendo spesso come organista in svariati concerti. Credo e spero che questa collaborazione possa continuare ancora per molto.

di Alice Martini