Jacopo Golin, Gianfranco Fasano, Luigi Albertelli e Paolo Facincani nella sede di A.LI.VE.

Jacopo Golin, Gianfranco Fasano, Luigi Albertelli e Paolo Facincani nella sede di A.LI.VE.

Una giornata speciale in A.LI.VE. con il Maestro Gianfranco Fasano, direttore artistico dello Zecchino D’Oro, e Luigi Albertelli, autore di brani che hanno fatto la storia della musica italiana.Sabato mattina 24 gennaio 2015, sede A.LI.VE.

Ogni tanto ci sono giornate che inaspettatamente si trasformano in giornate storiche, giornate in cui si condensano emozioni vissute da anni, in cui succede ciò che non ci si sarebbe aspettato e, magicamente, si percepisce che c’è “qualcosa” che fa andare tutto per un verso straordinario.

Incontro Jacopo Golin per la lezione singola sui brani allo studio e sua madre mi annuncia che verrà a trovarmi in sede il Maestro Gianfranco Fasano, noto autore di canzoni e direttore artistico dello Zecchino D’Oro nelle ultime edizioni. Mi dice che arriverà anche un suo amico con il quale dovrà incontrarsi e che l’appuntamento è in sede da noi, poi pranzo tutti assieme.

Io faccio le mie lezioni e verso la fine della mattinata entra in sala prove un distinto signore di una certa età che si siede e ascolta la mia lezione con Jacopo. Abbiamo ripassato la Messa dei ragazzi di Paolo Pachera entrando nello stile severo della musica liturgica, poi abbiamo studiato parti di un’opera di Puccini che richiede una vocalità decisamente diversa.

Questo signore è stato molto attento e spesso ha interloquito con me e soprattutto con Jacopo che è stato il centro della nostra attenzione. Abbiamo passato una mezz’oretta condividendo musica e sensazioni in modo molto approfondito (io e il signore) e traducendolo per Jacopo in leggerezza e bellezza. Avevo capito che quel signore a me sconosciuto era dell’ambiente musicale e che dal suo vissuto aveva certezze e conoscenze che condividevo sin dal primo confronto.

Arriva poi in sede il Maestro Fasano, facciamo le presentazioni e scopro che quel distinto signore di una certa età è Luigi Albertelli.

Devo dire che subito il nome non mi ha detto niente, ahimè l’ignoranza è per me ancora un problema, ma mi perdono dicendomi che non si può sapere tutto.

Poi parlando con lui mi chiede: «Conosci la canzone Furia cavallo del west?», io rispondendogli affermativamente (chi non la conosce e soprattutto chi non la canta?) gliela canticchio istintivamente ritornando in un nano secondo alla mia infanzia, «l’ho scritta io».

Sorrido incredulo.

«Anche Ufo Robot e L’ape maia».

Non mi controllo e d’istinto canto anche queste.

Poi mi dice: «Sai, ho scritto anche canzoni che hanno vinto il Festival di San Remo, Canzonissima e il Festivalbar, ma erano per grandi. Per esempio Un corpo e un’anima cantata da Wess e Dori Ghezzi (cantava così: … e non ci lasceremo mai …) oppure Non voglio mica la luna cantata da Fiordaliso. Ho scritto anche per Ornella Vanoni, Iva Zanicchi e Fiorella Mannoia, meglio le donne perché i cantanti maschi erano un po’ meno malleabili».

Potete immaginare il tuffo nel passato che ho fatto, mi sono ritrovato a parlare con l’autore di canzoni che ho cantato da bambino e che non mi sono più scordato.

Naturalmente a pranzo ho sentito da loro raccontare aneddoti sulla storia della canzone italiana. Ho anche parlato di ciò che facciamo in A.LI.VE. coi bambini e i ragazzi e di come li facciamo crescere con la musica.

Mi ha chiesto da quanto tempo insegnassi ai bimbi e ha confidato al suo allievo Gianfranco Fasano che a vedermi lavorare con Jacopo gli si è aperto il cuore.

Io volevo dirgli che se sono quello che sono è anche merito suo e delle sue canzoni, ma non l’ho fatto perché l’aveva già capito.

 

Un articolo di Paolo Facincani