Musica analogica e musica digitale

Un breve viaggio nel mondo della musica, che si avvale sempre più delle moderne tecnologie. Come la pensano gli esperti del mestiere?

Eliminate le ore di esercizi ripetitivi seduti di fronte ad un pianoforte, risparmiati i calli ai polpastrelli regalati da una chitarra e dimenticate le bracciate a stile libero del direttore d’orchestra… Davvero la musica puó essere ancora considerata tale? Oggi tutti possono sentirsi un po’ Antonio Vivaldi, Wolfgang Amadeus Mozart, Johann Sebastian Bach o il loro compositore preferito provando l’emozione di riempire con facilità uno spartito bianco, basta avere un computer e una connessione internet.
Le nuove tecnologie infatti permettono attraverso l’utilizzo di semplici applicazioni scaricabili anche sul cellulare di comporre brani mediante una vasta gamma di strumenti tutti a portata di click. Non c’è quindi bisogno di saper mettere i polsi, le dita, le labbra nel modo giusto, basta sfiorare dei pulsanti disegnati su uno schermo con la freccetta del mouse e il suono uscirà senza troppa timidezza. Di certo un grande passo avanti per quanto riguarda la facilità di stesura degli spartiti e la condivisione del brano (appena composto puó essere ascoltato da milioni di utenti presenti su Facebook, Twitter e iTunes), ma inevitabile allo stesso tempo la perdita del rapporto “fisico” del musicista con le note che sta posando sul rigo musicale. Un compositore e il suo strumento, un rapporto di amore e odio, un incontro che sprigiona energia ed emozione in grado di dare espressione al lato più geniale della mente umana.. Può davvero essere simulato attraverso la tecnologia?
Abbiamo posto questa domanda ad Andrea Villa, l’esperto di elettronica che ha ricreato virtualmente i brani della favola musicale “Un Re, un Papero e un Nano” scritta da Lorenzo Gobbi, musicata da Giannantonio Mutto ed eseguita da A.LI.VE.
Da musicista ha affermato di preferire la musica analogica perché di fronte a un pubblico l’emozione dell’esecuzione è qualcosa di irriproducibile. Gli stessi spettatori concentrati sul palcoscenico riescono così ad avere un “rapporto” con colui che sta suonando.
Dal lato opposto della medaglia pone la musica digitale che definisce più fredda, e giustifica la sua risposta con il fatto che molto spesso viene utilizzata come cornice a una scena di un film o all’interno di uno spot, perdendo quindi la sua centralità. Questa particolare arte del suono virtuale è molto utilizzata dagli ingegneri della musica che in America compongono con questa modalità computerizzata il 95% dei brani che vengono pubblicati.

Un testa a testa tra la musica analogica e quella digitale o un’armonica convivenza? Lasciamo che siano le note a cantare il vincitore!

Un articolo di Valentina Raso